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Incidente sulla A15, muore motociclista

PONTREMOLI
Incidente sulla A15, muore motociclista

La tragedia è avvenuta al Tugo. L’uomo, di Prato, ha riportato l'amputazione di una gamba e i soccorsi sono stati inutili

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PONTREMOLI.

Ha perso il controllo della sua moto andando a sbattere contro il guardrail, che come una lama gli ha amputato una gamba. Un motociclista di Prato, Ferdinando Borrelli, ha perso la vita così ieri mattina sull’autostrada A15 La Spezia-Parma, nei pressi dell’area di servizio di Tugo tra Pontremoli e Berceto.

Il fatto è accaduto proprio all’uscita del valico, dove un rettilineo è interrotto bruscamente da una curva e dove altri automobilisti e motociclisti hanno perso la vita. È una strada maledetta, quella; i motociclisti della zona lo sanno bene, e l’affrontano con tutte le cautele del caso. Chi viene da fuori, non lo sa.

Quella strada è costata la vita anche a Ferdinando Borelli, pratese di 55 anni, padre di un bimbo e responsabile della cooperativa di lavoro Jana, che si occupa di facchinaggio.

L’uomo stava percorrendo l’autostrada in direzione nord, quando ha perso il controllo della moto, non molto lontano dal casello di Pontremoli, schiantandosi contro il guardrail. Nello schianto si è amputato una gamba provocandosi (stando alla ricostruzione di chi è intervenuto sul posto) anche il taglio della femorale. Inutili i soccorsi. Lo schianto è stato fatale. Quando le ambulanze del 118 sono arrivate sul posto, l’uomo era già morto.

Ferdinando Borrelli aveva 55 anni e abitava in via Ariosto, nel quartiere del Soccorso di Prato. Originario in realtà di Napoli, si era trasferito fin da giovane nella città toscana e aveva un figlio. Nella vita si occupava di facchinaggio ed era responsabile della cooperativa di lavoro Jana.

Oltre alla passione per le moto, anche quella per la politica. Nel 1999 e nel 2000 si era infatti candidato alle elezioni comunali e regionali nella fila dell’Udeur di Mastella, senza però essere eletto.

Era conosciuto da tutti a Soccorso, quartiere di Prato chiamato così perché - narra la leggenda - una bambina nel lontano 1570 si rifugiò dalla pioggia sotto un tabernacolo, salvandosi miracolosamente da un’alluvione. Quel soccorso mancato a Ferdinando.

E adesso un amico e ex compagno di partito lo ricorda con commozione: «Una bravissima persona - dice - sempre gentile con tutti e benvoluto».

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