Sicurezza
«Sostegno alla ricerca per il riciclaggio della marmettola»
La proposta della Regione in risposta all’interrogazione del consigliere Bugliani sulla gestione dello scarto
CARRARA. «Sostegno alla ricerca e all’innovazione tecnologica per definire processi e strategie adeguate di riciclaggio dei flussi della marmettola con l’obiettivo di ridurre lo smaltimento in discarica di questa polvere». È la risposta che arriva dalla giunta regionale, all’interrogazione del consigliere dem Giacomo Bugliani, in merito proprio alla gestione della marmettola nelle cave sulle Apuane. «Stiamo parlando di una questione delicata, relativa a una sostanza molto particolare, complessa da smaltire e con un forte impatto su un ambiente già fragile e bisognoso di tutela - spiega Bugliani - Forti presenze di marmettola sono state rilevate nei fiumi apuani, con evidenti conseguenze sull’ecosistema: per questo ho richiesto informazioni precise alla Regione sul tipo di azioni da mettere in atto, consapevole dell’urgenza della situazione e delle difficoltà ad essa connesse. Ho ricevuto una celere risposta e sono convinto che su questa problematica vi sarà il massimo impegno; da parte mia continuerò a monitorare la situazione». Dalla Regione fanno sapere che la questione marmettola è affrontata «specificatamente» nel piano regionale dei rifiuti e che lì andranno individuate quelle strategie per il riutilizzo della marmettola. Anche se il problema, nel caso apuano, è anche un altro: Arpat ha più volte ricordato infatti che le regole per evitare che la marmettola finisca nei corsi d’acqua ci sono; il punto è che non vengono rispettate. Con il testo unico sulle cave - che prevede l’ampliamento dell’organico anche in materia di controlli - tutto dovrebbe “passare”, secondo la Regione. Ma la sua attuazione è stata posticipata di un anno. Intanto, sempre in materia di cave, sta andando avanti il disegno di legge sul consumo di suolo che arriverà alla Camera a dicembre per la votazione. Un testo “scremato” rispetto alla prima stesura adottata nel marzo del 2014, in cui le cave sono state tolte dalla definizione di consumo di suolo, quella che in altre parole determina la quantità di terreno divorato ogni anno. Se il ddl venisse approvato così com’è si potrà quindi continuare a sbriciolare monti senza intaccare le statistiche di consumo di suolo.
Una stoccata arriva dall’ex vicepresidente della Corte costituzionale, Paolo Maddalena, secondo cui il ddl, così scritto, è incostituzionale. Perché in contrasto con il suo obiettivo, ma anche perché dà indicazioni «generiche e inconsistenti», viola le competenze regionali, consente lo stravolgimento del paesaggio e infine contrasta con il principio del «razionale sfruttamento del suolo».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google