La manifestazione
Prova del nove superata
Al via pronto soccorso e Noa: nelle prime due ore 20 pazienti e un ricovero
MASSA. La rivoluzione ha una data e un’ora: 13 novembre alle 14. Il vecchio ospedale di Massa saluta gli ultimi 23 pazienti che salgono in ambulanza e raggiungono il Noa: da oggi è una scatola vuota (o quasi). A Carrara alle 14 si chiudono le porte delle stanze che, per una settimana, hanno funzionato da pronto soccorso unico. Le lampadine si spengono oltre Foce e si accendono in viale Mattei: apre i battenti il pronto soccorso. Ma pronto soccorso è uguale ad avamposto e se l’emergenza arriva l’intera struttura deve avere i motori accesi: sale operatorie, degenze, rianimazione, terapia subintensiva. Così l’intero ospedale delle Apuane è realtà.
Il nuovo pronto soccorso in numeri. Alle 13 in sala d’attesa c’è già una persona: viene dalla Lunigiana e, per evitare disagi, ha puntato dritto verso il Noa. Non è in gravi condizioni, quindi si concede l’attesa e appena scatta il via libera al pronto soccorso, taglia il traguardo. Paziente numero uno. Ne seguono altri, a ruota: alle 15 e 30 medici e infermieri hanno accolto e visitato 19 pazienti di cui 5 arrivati in ambulanza. Quattro sono codici gialli, 2 rossi. Un anziano sta molto male, i sanitari gli diagnosticano un blocco atrio ventricolare, scatta immediatamente il ricovero: ad aspettare l’uomo, in area medica, al secondo piano, ci sono i cardiologi. È un giorno particolare, il giorno della svolta e il pronto soccorso si fa trovare pronto: in servizio ci sono 8 medici e 9 infermieri, i tempi di attesa sono ridotti ai minimi termini. A coordinare c’è il dottor Alberto Conti, il primario del pronto soccorso, l’uomo che ha disegnato e concretizzato la nuova “gestione” dell’emergenza. Lo affianca il dottor Giuliano Biselli, il responsabile del presidio ospedaliero. Sono loro ad accompagnarci “alla scoperta” del pronto soccorso modello Noa. Sono loro a ribadire che «è il giorno della rivoluzione e di una rivoluzione in positivo».
Il nuovo modello organizzativo parte dal primo minuto: due infermi sono dedicati al triage, uno accoglie i pazienti arrivati in ambulanza, uno quelli giunti in pronto soccorso con mezzi propri. Un infermiere è impiegato nel post triage e si occupa di effettuare subito gli esami ai pazienti più gravi: elettrocardiogramma ed emogas a chi ha dolori al torace, all’addome, affanno o aritmie cardiache. Gli altri infermieri sono in azione nelle tre aree in cui è organizzato il prontosoccorso (pronto soccorso propriamente detto, osservazione ed emergenza).
Radiologia, tac ed eco dedicate. Piena operatività, quindi: medici e infermieri che trottano, i parenti che chiedono informazioni, le ambulanze che arrivano, gli esami. Alle 15 e 30 due pazienti sono in shock room, la stanza che accoglie chi è in condizioni delicate. Quella stanza - rivoluzione nella rivoluzione - è in diretta comunicazione con il locale che ospita la Tac. Ebbene sì perché il nuovo pronto soccorso si conquista una radiologia dedicata. Sulla Tac un telo verde raccolto è l’evidenza che la macchina ha già fatto il suo lavoro: «Un paziente si è già sottoposto all’esame» conferma il dottor Lino Palla che i referti li legge da decenni. È entrato in Asl nel 1988 e ieri si sente protagonista «di una giornata davvero bella». A due passi ci sono le stanze dedicate ad Rx ed ecografie: due medici sono già alle prese con le immagini da “interpretare”. Non c’è tempo per adattarsi, la sanità impone corse senza titubanza, un fronte di battaglia e ieri i soldati - per proseguire la metafora militare - si fanno trovare pronti.
Sala d’attesa piccola: la soluzione. Al pronto soccorso il neo c’è: la sala d’attesa è piccola e l’Asl lo sa. Tanto che - parola del primario Conti- è corsa ai ripari riorganizzando gli spazi nell’area triage. Oltre la porta che delimita il vero e proprio pronto soccorso, sono sorte altre 4 sale d’attesa, per 45 posti complessivi. Due di queste ospitano i letti per i pazienti che non possono camminare. Chi sta sulle proprie gambe, invece, è accolto nelle altre due stanze in cui ai letti si sostituiscono le sedie. Nelle sale, soprattutto in caso di pazienti fragili (esempio: gli anziani) e bambini, potranno entrare anche i parenti. Poco distante c’è un piccolo reparto nel cuore del pronto soccorso: camere con tanto di bagno dedicato. Lì rimangono i pazienti che non sono così gravi da essere immediatamente ricoverati, ma in situazioni da monitorare per valutare un ricovero in un secondo momento o le dimissioni. Addio agli “inseguimenti” degli ortopedici ai piani: l’ambulatorio ortopedico traumatologico e all’interno del pronto soccorso, vicino alla sala rosa pensata per le donne vittime di violenza.
Le lamentele, i dubbi e il cellulare che non prende. Chi è in sala d’attesa e aspetta notizie sui familiari ammette che le risposte sono state celeri, ma ha lo sguardo di chi ancora è spaesato e insicuro. Così qualcuno confida che una «struttura tanto grande riduce l’umanità», c’è chi non ha timore ad ammettere di essersi perso, chi lamenta la scarsa chiarezza dei cartelli e racconta di essere finito - e non è l’unico - nel parcheggio dedicato ai dipendenti. E tutto perché il pronto soccorso ha un accesso diverso dall’ospedale e, tra rotatorie e cartellonistica, fare confusione è davvero facile. Ma a preoccupare di più sono i cellulari: la copertura rete è minima e, a seconda della compagnia telefonica, può capitare che il segnale proprio non ci sia. Con il risultato che contattare famigliari e parenti è impossibile. E qualcuno va su tutte le furie: «Sembra di essere piombati nell’anteguerra, possibile che in un ospedale nuovo non funzionino telefoni e internet». Qualcuno teme per i più piccoli: la pediatria si trasferirà dal 23, che ne è dei piccolini in questi 8 giorni? A rassicurali ci pensa il dottor Biselli: «Nessun bambino sarà costretto a fare la spola tra viale Mattei e il reparto. Abbiamo attivato la reperibilità dei pediatri».
Prova del nove superata. I motori sono accesi, adesso non rimane che seguire la macchina durante il rodaggio.
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