Il Tirreno

Presi gli stakanovisti delle rapine in banca

di Cinzia Chiappini
Presi gli stakanovisti delle rapine in banca

Sei colpi in quattro mesi, tre in carcere, uno fuggiva in treno. Scoperti grazie anche a una telecamera spostata dal vento

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CARRARA. Un bottino da quasi 50 mila euro messo insieme in poco più di quattro mesi con sei rapine ad altrettanti istituti bancari tra la Versilia e la provincia della Spezia. Si trovano tutti dietro le sbarre, con l’accusa di associazione a delinquere, i tre componenti della banda che tra novembre 2014 e aprile di quest’anno hanno messo a segno una serie di colpi in banca a raffica, riuscendo a rapinarne anche due nella stessa giornata. Davide Lopresti, Claudio Boffa e Giuseppe Zocco, sono stati arrestati giovedì sera dagli agenti del Commissariato di Polizia di Carrara al termine di un’indagine lunga e difficile, conclusasi con l’accusa a loro carico di rapina aggravata plurima, tentata rapina e falso in certificazione amministrativa e soprattutto associazione per delinquere: sì, perché secondo gli inquirenti, i tre avevano messo in piedi una vera e propria “organizzazione”. Un’ipotesi confermata dal Gip del Tribunale di Massa Antonia Aracri che ha disposto per i tre la custodia cautelare in carcere, scattata giovedì sera.

La strategia della banda era sempre la stessa: prima veniva effettuato un sopralluogo nell’istituto da rapinare e poi, nei giorni successivi, l’esecutore materiale della rapina, Claudio Boffa cinquantaduenne incensurato nato e residente a Torino, arrivava in treno dal capoluogo piemontese e veniva accompagnato dai suoi due complici sul luogo del delitto. Giuseppe Zocco, 57 anni, originario di Siracusa e residente anche lui a Torino era la mente e il capo della banda: ne coordinava le azioni, sceglieva le banche da colpire e provvedeva a tutte le necessità del caso. Il terzo era Davide Lopresti, quarantenne torinese residente a Carrara, braccio destro di Zocco e proprietario dell’appartamento che faceva da base logistica alla banda: era lui a essersi procurato le auto utilizzate per i colpi, sulle quali applicava targhe contraffatte. Zocco e Lopresti accompagnavano Boffa davanti alla banca da rapinare e lui, armato di un taglierino, entrava e metteva a segno il colpo. Terminato il blitz, veniva riportato alla stazione ferroviaria per rientrare a Torino. Uno schema che ha funzionato per 5 colpi. Il primo è stato quello alla filiale di Avenza della Cassa di Risparmio di Carrara dove il 21 novembre 2014 dove sono stati rubati 9.600 euro; poi c’è stato il blitz da 8800 euro alla Banca Popolare di Vicenza, sempre ad Avenza, a febbraio di quest’anno. A marzo è stata la volta della filiale di Marina di Carrara della Cassa di Risparmio di Carrara con un bottino da 4900 euro. In tutti questi episodi Boffa ha minacciato i dipendenti degli istituti bancari con il taglierino, puntando la lama dell’arma alla loro gola. Il 16 marzo è stata la volta del doppio colpo, che poi si è rivelato decisivo per le indagini: intorno alle 13, la banda ha provato a rapinare la filiale viareggina della Cassa di Risparmio di Lucca. Non riuscendo a incassare il bottino, a causa delle cassaforti temporizzate, Boffa ha puntato il taglierino contro una cliente alla quale ha sottratto 450 euro. Per niente soddisfatti del bilancio giornaliero, i tre si sono spostati a Carrara: intorno alle 15 Boffa si è presentato alla filiale di Bonascola della Cassa di Risparmio di Carrara e ha messo a segno quello che resta il colpo grosso della banda, sottraendo 16 mila euro.

Ma a Bonascola le telecamere di video-sorveglianza sono riuscite a filmare l’arrivo della banda, e a riprendere i dettagli delle due auto utilizzate: complice la tempesta di vento del 5 marzo, che qualche giorno prima aveva “modificato” la visuale dell’obiettivo di una telecamera, la polizia ha potuto studiare i dettagli della Peugeot 306 station wagon grigia e del Renault Kangoo verde petrolio usati dai rapinatori per i loro spostamenti. Da quel momento sono iniziati pedinamenti, appostamenti e intercettazioni che hanno permesso agli inquirenti di scoprire la struttura organizzativa e i punti di riferimento sul territorio della banda ma anche di monitorare le conversazioni che avvenivano ricorrendo a diverse decine di schede telefoniche, intestate anche a cittadini stranieri, con il dichiarato intento di depistare il lavoro delle forze dell’ordine. Basti pensare che Boffa, nei giorni dei colpi, non portava mai con sé il telefono cellulare per evitare di essere tracciato: lo riutilizzava solo dopo il rientro a Torino, a rapina conclusa da ore, per una breve comunicazione con Zocca sull’esito dell’operazione. A un mese dal blitz a Bonascola è arrivata la svolta definitiva: il 20 aprile, i tre criminali vengono arrestati in flagranza di reato mentre escono dalla filiale di Sarzana della “Ubi banca” dove avevano rubato 5000 euro e 4500 dollari statunitensi. Gli agenti del commissariato di Polizia di Carrara, tra i quali una poliziotta donna, guidati dal dirigente Raffaele Gargiulo, bloccano Boffa appena uscito dalla banca, recuperano la refurtiva – che il rapinatore aveva tentato inutilmente di far scomparire sotto un’auto in sosta – e fermano anche Zocco e Lopresti. Sulla base delle risultanze emerse dalle indagini, la giudice Antonia Aracri ha quindi disposto il trasferimento in carcere degli indagati come misura cautelare: i i tre rapinatori sono ora negli istituti penitenziari di Massa, La Spezia e Torino.

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