Il Tirreno

Politeama, rischio prescrizione

Politeama, rischio prescrizione

Le difese contestano il consulente del pm, il giudice pensa a una super perizia. E il processo si allunga

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CARRARA. Un maxi processo per numero di imputati: 15; per il numero di avvocati mobilitati di , consulenti messi al lavoro, di partici civili: 20. Un procedimento maxi anche perchè in esso si parla di un danno grave inferto alla città, privata da anni del suo maggior teatro, di una sala di danza tutta legni specchi, della sede storica degli anarchici cittadini. Ma il processo per il duplice crollo del Politeama di Carrara, non vede ancora una conclusione. E i tempi di prescrizione dei reati si avvicinano sempre più.

Due, ricordiamo, furono i cedimenti. Nel 2008 cedettero le colonne; nel 2011 collassò un’intera area del palazzo, sotto il peso delle costruzioni realizzate – in gran parte abusivamente – sul tetto dell’edificio. Costringendo i negozi a piano terra del palazzo (fra cui una farmacia) a spostarsi, al transennamento della facciata, alla chiusura parziale della piazza Matteotti: un danno grave anche di immagine.

Ma cosa provocò il collasso dell’edificio? Il processo, che vede come imputati progettisti, direttori dei lavori e committenti delle opere sotto accusa; e funzionari e dirigenti del Comune di Carrara che autorizzarono gli interventi, è subito virato – inevitabilmente – sul piano tecnico. Nell’udienza di ieri, ancora di scena l’ingegner Morello Morelli, consulente tecnico nominato dal pubblico ministero Alberto Dello Iacono. In base alla sua perizia, nel Politeama sono state realizzate opere non corrispondenti ai progetti e in particolare con incrementi dei volumi del sottotetto «che non dovevano essere concessi». Per gli avvocati della difesa ( e dei loro consulenti di parte), però, le conclusioni dell’ingegner Morelli non sarebbero una prova: sono inficiate – semplifichiamo – da una lacuna. La sue perizia, infatti, afferma che il peso sostenuto dal pilone crollato era aumentato del 60% in seguito al rifacimento del tetto. Ma non sarebbe in grado, questo sostengono i legali degli imputati, di quantificare quale era il peso sopportato dalla struttura prima degli interventi. Tendendo conto anche del fatto che l’intervento comportò sì un aumento dei carichi con la realizzazione di opere in calcestruzzo, ma anche una diminuzione relativa dei pesi ottenuta dall’eliminazione di alcune pareti. In altre parole: la consulenza non sarebbe in grado di dimostrare che il cedimento (si parla di quello del 2011), fu provocato da quell’intervento.

Difficile individuare, tra calcoli, numeri, teorie opposte su come agiscono carichi, volte, intelaiature, dove stia la corretta lettura di quel che accadde al Politeama. Tant’è che il giudice Fabrizio Garofalo sembra intenzionato, lo ha preannunciato nell’udienza di ieri, a disporre una perizia super partes per dirimere la questione.

Intanto, la prescrizione per i reati principali, almeno quelli relativi al cedimento del 2008 , si avvicinano (per il reato di crollo colposo i tempi sono di 7 anni e 6 mesi). E la giustizia rischia, ancora una volta, di arrivare tardi.(c.f.)

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