Il Tirreno

L’ospedale delle Apuane adesso esiste davvero

di Chiara Sillicani
L’ospedale delle Apuane adesso esiste davvero

Trasferiti gli ultimi 23 pazienti da Massa, nel pomeriggio il primo ricovero Operativi i servizi, mentre proseguono i lavori di rifinitura nell’area commerciale

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MASSA. Tanti anni di chiacchiere, tanti di polemiche e ti pare che il nuovo ospedale sia quasi fantascienza. Roba da sbarco su Marte. Ma la realtà supera l’immaginazione e si prende la rinvincita: 4 anni di lavoro, 45.000 metri quadrati di superficie calpestabile, 153 milioni di euro (chiavi in mano), una media giornaliera di 250 uomini al lavoro. Ieri l’Ospedale delle Apuane apre i battenti: le auto nel parcheggio, le guardie giurate, i camici bianchi che corrono da una parte all’altra, l’ufficio accoglienza, i nove sportelli del Centro prenotazioni. Le rotatorie, le ambulanze, le lamentele, le paure. Dopo una settimana da pronto soccorso unico, Carrara spegne le luci, interrompe i ricoveri, si prepara al trasloco e l’ombelico della sanità apuana diventa viale Mattei: arrivano i pazienti, arrivano le emergenze, scattano i ricoveri.

Superi la grande porta scorrevole, metti i piedi nella hall, rigorosamente in marmo, e prendi atto della rivoluzione: le degenze sono pronte ad accogliere i pazienti, mancano le ultime rifiniture. La grande scala mobile è spenta, un tecnico sta mettendo a punto l’impianto. Al primo piano è rumore di trapani e avvitatori: si lavora alla filiale della Cassa di risparmio di Carrara, pulizie in corso nell’area bar e selfservice, qualche scaffale ancora vuoto nell’edicola-merceria.

Rifiniture e dettagli, ma la macchina sanitaria è in moto: in mattinata arrivano all’ospedale delle Apuane i pazienti ricoverati a Massa in psichiatria e medicina infettiva, il pomeriggio si aggiungono quelli di medicina: 23 persone già in camera, con personale dedicato. Alle 15 l’area medica (perché i reparti non ci sono più) accoglie un nuovo paziente: un anziano ha problemi al cuore, gli viene diagnosticato un blocco atrio ventricolare, scatta il primissimo ricovero del Noa. Il pronto soccorso supera la prova del nove, i dipendenti affrontano a testa alta la rivoluzione; chi è entrato in turno alle otto del mattino, si trattiene per sistemare le ultime cose e familiarizzare con la struttura: gli infermieri di area chirurgica, a fine turno, danno un’occhiata al primo piano e all’area commerciale. Hanno dedicato la mattina agli ultimi dettagli e assicurano che «si sentono protagonisti di una rivoluzione». Nei corridoi del primo piano c’è anche il dottor Andrea Mambrini, responsabile di oncologia, gli ultimi due pazienti sono stati dimessi da Carrara e dalle 14 di ieri i ricoveri si fanno al Noa. Il dottor Spartaco Mencaroni non può perdere un minuto, ha un grosso scatolone tra le mani e si muove per i corridoi a passo svelto: «Devo consegnare i nuovi cellulari a tutti i colleghi reperibili da questa sera (leggi: ieri)». Due operatori entrano ed escono dall’ascensore, il loro carrello è carico di lenzuola nuove destinate alle varie degenze. I setting assistenziali sono definiti; detto in parole semplici: equipe sanitarie per gruppi di pazienti, con materiale e strumentazioni dedicate. Insomma - qualche dettaglio a parte - il contenitore è pronto. Si tratta adesso di garantire il contenuto: qualità, professionalità, efficienza. Carte che - parola dell’Asl 1 - la sanità apuana ha in mano ed è pronta a giocarsi. «È un passaggio epocale - sintetizza il dottor Giuliano Biselli, direttore di presidio - sono certo che la qualità delle risposte offerte consentirà ai cittadini di adattarsi rapidamente al cambiamento». Un passaggio e - per parafrasare Biselli - una sfida perché in una sanità regionale ridefinita in macro aziende, la nostra provincia, terra di confine, deve investire sull’eccellenza, prima fra tutte l’emergenza. Capacità rapida di dare risposte.
L’ospedale non è più fantascienza, ora tocca metterlo alla prova.

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