Il Tirreno

Ai quercioli la terza fiaccolata

di Melania Carnevali

MASSA. «Il sindaco deve mantenere le promesse prese in sede di commissione urbanistica e dare mandato agli uffici affinché elaborino adeguate osservazioni che cancellino gli Aru da noi indicati». È...

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MASSA. «Il sindaco deve mantenere le promesse prese in sede di commissione urbanistica e dare mandato agli uffici affinché elaborino adeguate osservazioni che cancellino gli Aru da noi indicati». È il contenuto della lettera aperta che i sei comitati cittadini hanno inviato al sindaco, Alessandro Volpi, a due giorni dalla fiaccolata che prenderà vita a Quercioli lunedì sera: la terza da quando l’amministrazione comunale ha partorito il regolamento urbanistico. «Uno strumento che non è buttare», chiariscono i cittadini, ma che «mette in ginocchio interi quartieri della città».

A partire dagli “Aru”, le aree di particolare rilevanza urbanistica: in parole povere le uniche zone dove si potrà edificare, nelle modalità però previste da quell’ambito. Non più case singole, ma palazzine. Nella logica, sì, forse, di consumare meno terreno (in alto e non in largo), ma in contrasto con l’aspetto edilizio di alcuni quartieri. «Quercioli - spiega Maria Rosa Baldini, presidentessa del comitato dei Quercioli - è sempre stato caratterizzato da villette a schiera; questo regolamento permette la realizzazione di palazzine di sei e sette piani».

Quercioli è uno dei quartieri che verrà più stravolto se tutti i progetti edilizi del regolamento urbanistico andassero effettivamente in porto: oltre ai 120 nuovi appartamenti che spunterebbero alle finestre delle case, dovrebbe essere infatti realizzata anche una strada di collegamento tra viale Repubblica e viale Roma e due rotatorie. E non è un caso quindi che la protesta lunedì sera prenda vita lì, dove d’altronde è nata.

Ma sono sei appunto i quartieri che chiedono la cancellazione degli Aru. «Cancellazione e non stralcio», precisa Giuliano Bianchi, del comitato di Turano «perché devono proprio sparire». Con gli Aru infatti si infrangono anche i sogni dei cittadini proprietari di terreni, su cui speravano di costruirci la propria casa. Nulla: adesso si vivrà solo in palazzine (secondo il regolamento). «Senza dimenticare - aggiunge Carlo Ferrara, del comitato di Castagnola - che prevede anche la demolizione di case e la realizzazione di verdi privati in zone dove attualmente sono collocate case. Fuori da ogni logica». E ancora: a Romagnano si parla anche di dissesto idrogeologico e di «edificazione pericolosa».

Insomma la richiesta unanime è quella di cancellare gli Aru dei quartieri da cui è partita la protesta: Quercioli, Turano, Romagnano, LungoFrigido, Rocca e Castagnola.

I consiglieri comunali Stefano Alberti (PD) e Simone Ortori (Articolo Primo, qualche settimana fa, in commissione urbanistica, sono riusciti a strappare al sindaco la promessa di realizzare osservazioni interne (direttamente quindi dagli uffici del Comune) che cancellino qualche Aru.

I cittadini ricordano la promessa fatta e chiedono un confronto. «Questa amministrazione - commenta ancora la Baldini - ha sbagliato a pubblicare sul Burt un regolamento che non era uscito da una partecipazione dei cittadini. Ora la pretendiamo, ma pretendiamo che gli accordi vengano anche messi nero su bianco, perché sappiamo benissimo che verba volant scripta manent».

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