Attenzione
«L’impianto non poteva funzionare»
Processo Cermec: parla il collaudatore delle linee di smaltimento. Ma per alcuni reati prescrizione vicina
MASSA. Sono accusati, a vario titolo, di corruzione, truffa, frode, abuso d’ufficio (alcuni, con l’aggravante di avere costituito un’associazione a delinquere). Alcuni di questi reati però nel 2016 si prescriveranno e il processo sullo scandalo Cermec sta muovendo i primi passi, non tutti i testimoni del pubblico ministero Rossella Soffio ancora da sentire. Sedici gli imputati: Domenico Del Carlo, legale rappresentante di Delca; Ezio Ronchieri, ex consigliere provinciale Pdl, ed ex componente della segreteria dell'ex ministro Matteoli; Marco Andreani, già presidente del consiglio comunale di Massa; Fabio Vernazza, l'imprenditore che ha costruito parte dell'impianto ErreErre; Valter Picchi, ex assessore all'Ambiente alla Provincia di Pisa; Roberto Vaira, presidente e poi direttore del Cermec; Luciano Bertoneri, presidente di Cermec dal 2005 al 2010 e di ErreErre dal 2007 al 2010; Luciano Tassoni, ingegnere del Ministero dell'Ambiente; Giampiero Squaglia, ex direttore di ErreErre; Piero Pregliasco, ingegnere carrarese, direttore dei lavori nella costruzione di ErreErre. Angelo Zucca, funzionario Arpat; Carlo Righini, dirigente Arpat; Renato Biagioni, funzionario Arpat; Michele Del Freo, ex assessore a Carrara ed ex membro del Cda di Cermec; Augusto Cardinotti, ex componente del Cda di ErreErre; Giovanni Menna, ex dirigente del settore Ambiente alla Provincia.
Ma veniano ai testimoni sentiti ieri. Tra loro c’era pure l’ex sindaco Roberto Pucci. Ma la deposizione più importante è stata quella dell’ingegnere Pier Giuseppe Bonfigli, il professionista che ha seguito la fase del collaudo dell’impianto Erre Erre, quello che doveva realizzare le bricchette: «L’impianto - ha detto Bonfigli - sembrava buono. Due linee, piuttosto avanzato tecnologicamente. Anche se a prima vista non sembrava essere completo. I problemi sono venuti quando la Provincia alla fine del 2009 ci concede l’autorizzazione a fare le prove di avviamento. Lì abbiamo scoperto che una linea (la due) non partiva neppure, l’altra (la uno) presentava dei problemi per alcuni elementi che non c’erano». Risultato? «Le bricchette non si riuscivano a fare perché si riscaldavano le macchine. Così la Provincia fu costretta a prorogare l’autorizzazione più volte, appena saltava fuori un problema noi cercavamo di risolverlo. A un occhio esperto però era chiaro il fatto che quell’impianto avrebbe avuto dei problemi a funzionare». Il sostituto procuratore ha chiesto spiegazioni all’ingegnere in merito a questa dichiarazione: «Era un impianto di nuova concezione, più complicato rispetto a un impianto tradizionale. Si potevano bilanciare le linee, ma occorreva del tempo».
Nella prossima udienza il collegio presieduto dal giudice Fabrizio Garofalo (a latere Trinci e Biasotti) sentirà gli altri testi dell’accusa, In una corsa contro il tempo. Per alcuni reati, almeno, visto che la prescrizione si sta materializzando.
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