Il dolore
Massa, il sindaco Volpi nella morsa di Giacomo Bugliani
Il Pd regionale riconosce l’avvocato renziano come unico referente e l’allargamento di giunta a Sel ora scricchiola
MASSA. Fiducia alla segretaria del Partito Democratico di Massa Carrara, almeno fino alla fine del mandato, ma per il partito regionale l’unico referente rimane Giacomo Bugliani. Se questa è l’estrema sintesi dell’ultimo incontro fiorentino tra i vertici del Pd locale e toscano, con i sindaci del territorio, gli onorevoli e i consiglieri, è facile capire il perché del silenzio stampa del sindaco di Massa Alessandro Volpi, che pare sia tornato a casa furioso.
La riunione di lunedì scorso era stata convocata per mettere un po’ in ordine il partito a livello provinciale e infatti, all’ordine del giorno, mancava il caso specifico di Massa con il rispettivo allargamento di giunta a possibili nuovi alleati. Quello che è stato detto durante la riunione, però, ha posto le basi anche per i ragionamenti futuri che toccheranno le segreterie del partito a livello locale e le giunte comunali. Cesare Leri rimarrà al suo posto, ormai sembra quasi scontato, fino al prossimo congresso, ma il referente tra il Pd provinciale e quello regionale sarà Giacomo Bugliani.
Bugliani è stato “proclamato” il punto di riferimento e il collante tra il mondo apuano e quello toscano, come unico rappresentante del modello renziano, un leader, con un progetto politico che riesca ad andare oltre i confini del partito. Il messaggio è stato chiaro: basta con l’idea di un partito strutturato alla vecchia maniera e che tutela le tessere, perché da oggi dovrà partire un confronto serrato con chi questo modello lo mette in discussione, ovvero Bugliani.
Eppure non per tutti interfacciarsi con il giovane consigliere comunale e regionale del Pd sarà cosa facile: il Pd di Massa Carrara lo ha snobbato durante le sue campagne elettorali, senza mai appoggiarlo e continua tutt’ora a far finta che non esista, né lui, né il suo seguito; con il sindaco di Massa Volpi sono ai ferri cortissimi, , soprattutto da quando al fianco di Bugliani è spuntata l’onorevole Martina Nardi.
Il Pd provinciale accusa Bugliani di non volersi sedere a nessun tavolo di confronto, di non voler entrare nelle segretarie locali, di aver chiesto l’azzeramento dei vertici di partito e delle giunte senza avere nessun nome da proporre in alternativa e facendosi trovare scoperto su quel fianco.
Bugliani si difende sostenendo che la contaminazione del nuovo col vecchio non è nei suoi progetti e che, qualora qualcuno dimostrasse realmente l’intenzione del cambiamento, azzerando le giunte o presentando le proprie dimissioni, allora anche lui metterà la testa su possibili nomi sostitutivi. Il Pd provinciale lamenta anche la troppa importanza data a Bugliani che, in fondo, è solo stato eletto in consiglio, ma non ha vinto alcun congresso, insomma, non ha voti all’interno del partito e questo sarebbe anche il motivo per cui non avrebbe avuto il coraggio di chiedere un congresso anticipato per ribaltare le segreterie. Bugliani replica che lui ha vinto senza l’aiuto del suo partito, con il voto della gente e che questo, in altri paesi, avrebbe certamente comportato un passo indietro dei vertici.
«Clima serenissimo e pacato- commenta il presidente della provincia Narciso Buffoni, che ha partecipato alla riunione-; l’incontro era finalizzato a creare pace nel Pd non a creare strappi, come vorrebbe far qualcuno; questo non è il modo di stare dentro ad un partito. Leri rimarrà segretario fino al prossimo congresso e il suo compito è lavorare per il bene della sua provincia». La riunione è finita con qualche muso lungo, nessun applauso e l’amarezza del sindaco di Massa perché adesso la situazione è complicata: se decidesse di non far entrare Sel, come gli ha detto già il regionale e come vorrebbero Nardi e Bugliani, dimostrerebbe la sua debolezza politica.
D’altro canto Volpi ha ancora i numeri in consiglio comunale per fare a meno dei buglianiani, dunque non si spiega perché dovrebbe accettare la loro leadership, tanto più se dettata da acerrimi nemici. Invece, se Volpi coraggiosamente facesse rientrare Sel in maggioranza e in giunta, dimostrando di avere i numeri e le carte per farlo, il tavolo fiorentino col Pd toscano potrebbe definirsi definitivamente rotto e allora, forse, ne vedremo delle belle.
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