Il Tirreno

Spaccio di droga, arrestati tre massesi

di Chiara Sillicani
Spaccio di droga, arrestati tre massesi

Sgominata una banda: sequestrati 90.000 euro, oro, due pistole e un’ascia. Due denunce per favoreggiamento

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MASSA. Avevano organizzato un vero supermarket della droga, con la più ampia offerta: eroina, cocaina, hashish, marijuana, metadone. E persino - per rimanere alla metafora commerciale - i prodotti a chilometro zero: droga coltivata in una piccola serra, lavorata e immessa sul mercato, senza intermediari. Quando si dice dal produttore al consumatore.

Una banda che aveva la base a Castagnara e contava su una fitta rete di clienti. A sgominarla, tra venerdì e lunedì notte, sono stati i carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal capitano Tiziano Marchi, con la collaborazione del nucleo cinofilo di Firenze e di quello operativo presso l’aeronautica di Pisa. Sono finiti in manette tre trentenni massesi: Matteo Marchini, Silvano Fialdini e Sara Ferrarini (i primi due sono in carcere, la terza ai domiciliari). Denunciati per favoreggiamento i due giovani che facevano da “sentinelle”: tenevano d’occhio la strada e avvisavano in caso di movimenti sospetti o divise in vista. A confermare l’entità della banda ci sono i sequestri: 90.000 euro in contanti, stupefacente del valore di 20.000 euro sul mercato, due pistole (di cui una rubata), un’ascia, materiale per il confezionamento delle dosi e oro. Collane, crocifissi, bracciali, ciondoli, un anello.

Tutto comincia - per ricostruire la vicenda - con l’affitto di un fondo commerciale la scorsa estate: i tre giovani spiegano al proprietario che hanno intenzione di aprire un’attività di riparazione computer, nel cuore di Castagnara. Chiedono e ottengono un contratto regolare e pagano con puntualità. Il proprietario non ha la minima idea di cosa accada all’interno del suo immobile: i tre, a confermare che lavorano con i computer, ogni tanto si fanno pure vedere con scatoloni in mano e materiale ingombrante. Ma il digitale non è il loro mestiere: il fondo diventa la base per lo spaccio di droga. I tre si dividono i compiti e gestiscono l’attività, due complici fanno da sentinelle, in pieno stile Scampia. I pali si appostano all’altezza delle vie laterali di accesso, avvertono con il cellulare - o con le più efficaci urla - in caso di movimenti sospetti o forze dell’ordine nelle vicinanze. Contribuiscono anche a tenere tutto sotto controllo, tanto che da quelle parti per mesi non succede nulla, non ci sono interventi dei carabinieri. All’interno del fondo vengono confezionate le dosi e, per risparmiare sui costi di produzione, viene allestita una vera e propria serra con tanto di ventilatori, climatizzatore e lampade alogene: i tre vogliono accelerare i tempi di maturazione della marijuana per aumentare l’offerta. Quando i carabinieri entrano nel fondo, dentro la serra ci sono soltanto i vasi: la droga è già stata raccolta. Scattano le perquisizioni nella base e nelle abitazioni dei trentenni: i militari trovano 90.000 euro in contanti all’interno di una cassaforte, somma altissima per giovani in cerca di occupazione. Trovano anche una pistola semiautomatica calibro 9x21 con 50 munizioni: risulta rubata a Mirteto a settembre. Sequestrato anche un revolver 38 special, con numero di matricola inciso da un artigiano. Saranno i Ris a fare verifiche sulle armi e ad accertare, con raffronti sulle banche dati nazionali, se abbiano mai sparato. I militari sequestrano pure un’ascia e oggetti d’oro forse ceduti da chi, non avendo denaro, ha pagato così le dosi di stupefacente. Adesso i tre arrestati devono rispondere di detenzione a fini di spaccio, ricettazione (per la pistola rubata), detenzione illegale di arma (per il revolver non denunciato).

«Un’operazione che - spiegano Giovanni Semeraro, comandante provinciale dell’Arma - ha inflitto l’ennesimo colpo ad un gruppo criminale che da tempo imperversava».

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