Il dolore
Fusioni dei Comuni, la Regione torna alla carica
L’assessore regionale Bugli da Aulla lancia un appello: «Nessuna imposizione ma le aggregazioni sono necessarie per garantire migliori servizi ai cittadini»
LUNIGIANA. Il nuovo corso della vita delle amministrazioni pubbliche si sta piano piano delineando. La razionalizzazione degli enti, a cominciare dalla province, già ridimensionate ad enti di secondo grado, destinate nel prossimo futuro a sparire, traccia quella che dovrà essere la nuova modalità di interfaccia tra territorio ed organi gestionali.
La stessa geografia interna, ma non solo, della Toscana potrebbe mutare adattandosi a quelle che saranno i cambiamenti. La Lunigiana, nel recente passato, ha visto nascere due tentativi di fusione (Villafranca con Bagnone ed Aulla con Podenzana), non realizzatisi dopo la sessione di voto referendaria che ha visto la netta opposizione dei residenti di Bagnone e Podenzana, le più piccole delle quattro realtà, imbrigliate dalla paura di perdere la propria identità culturale e territoriale. Ne abbiamo parlato con Vittorio Bugli, Assessore Regionale al Bilancio che possiede anche la delega in questo settore, il quale lancia una sorta di appello alle case municipali più piccole invitandole ad unirsi, a strutturarsi in maniera da creare realtà con un peso specifico politico più forte, che possano interagire in maniera più proficua con il territorio, aumentando le risorse a loro disposizione ed i servizi correlati
«C’è bisogno – afferma Bugli – di un confronto con le forze politiche in merito a questa tematica, ma la discussione deve nascere dal basso, dalla volontà dei vari enti amministrativi a costituire realtà più grandi e meglio strutturate. Abbiamo aperto un tavolo di confronto con l’Anci, la Regione Toscana ha molte norme che incentivano le unioni e le fusioni, ma non è giusto che siano imposte».
Attraverso queste nuove forme consorziali amministrative si aprono nuovi scenari di gestione del comprensorio «Una nuova strutturazione consentirebbe di andare ad agire sui territorio in quei settori più vitali: dall’agricoltura sino alla difesa del suolo, passando attraverso la formazione ed il lavoro. Bisogna stare insieme, bisogna aggregarsi. Un sindaco di un piccolo comune non potrà mai andare incontro alle aspettative del cittadino poiché non possiede le risorse. Agendo invece in questa maniera si potranno sbloccare nuovi finanziamenti che potranno essere convertiti in servizi».
Un altro aspetto è il risparmio che si potrà generare per quanto riguarda il bilancio di una pubblica amministrazione che, in tale maniera, potrà avere a disposizione nuove fonti di investimento su di un comprensorio. La partecipazione dei cittadini a questi processi di fusione o unione però è elemento imprescindibile secondo Vittorio Bugli.
«Occorre agire tramite metodi partecipativi – sottolinea – le fughe in avanti non sono mai proficue. Bisogna quindi informare i cittadini, ascoltare il territorio, in modo da conseguire un risultato che sia una vera e propria comunione di intenti. Si tratta quindi di una questione di politica e comunizazione con gli abitanti, spiegando loro quali siano i vantaggi che si potranno trarre da tale aggregazione. La Regione può accompagnare in questo percorso, ma non può decidere d’arbitrio».
L’Assessore inoltre appoggia la proposta lanciata da Enrico Rossi per la creazione di una macroregione composta da Toscana, Umbria e Marche. Il messaggio di fondo quindi appare chiaro: la Regione invita ad unirsi. L’ultima parola, come sempre, spetterà ai cittadini, che dovranno tenere in considerazione anche la razionalizzazione dei fondi che si sta verificando sugli enti territoriali spogliandoli, mano a mano, della capacità finanziarie di investimento sul comprensorio.
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