Sicurezza
Montignoso, scontro nel Pd «Vogliamo le primarie»
La minoranza dem fa ricorso contro la decisione dell’assemblea di candidare a sindaco Gianni Lorenzetti: «È una scelta autoreferenziale e illegittima»
MONTIGNOSO. «Questa votazione è avvenuta in violazione delle norme basilari della democrazia e delle regole del regolamento per questo abbiamo deciso di ricorrere al comitato dei garanti del partito comunale, presieduto da Mannuccio Frulletti, per annullare tali decisioni». È scontro all’interno del Pd di Montignoso per la decisione di candidare a sindaco Gianni Lorenzetti e senza passare. La minoranza del partito protesta contro una decisione che ritiene illegittima e fa ricorso.
Tutto nasce dall’assemblea comunale del Pd di Montignoso che si è tenuta lo scorso 8 ottobre e che aveva proprio all’ordine del giorno, l’individuazione di un percorso per la scelta di un candidato a sindaco. E il percorso è stato quello di trovare un nome che mettesse d’accordo il centrosinistra, senza quindi ricorrere alle primarie. Il nome saltato fuori è stato quello di Lorenzetti, che quindi è stato scelto come candidato sindaco del Pd. Ma la minoranza, appunto, protesta.
«Durante tale assemblea - scrivono in una nota - veniva presentato un documento da parte del gruppo di maggioranza che escludeva lo strumento delle primarie di coalizione e di partito per l’individuazione del candidato a sindaco. Nonostante le proteste della minoranza veniva messo in votazione dal segretario, Marino Petracci. A quel punto la minoranza usciva nella quasi totalità dall’aula per protesta. Il documento veniva votato e approvato».
E da qui è stato fatto il nome di Lorenzetti «in violazione - secondo la minoranza dem - dell’ordine del giorno». «Questa decisione di ricorrere al comitato dei garanti è un atto dovuto - spiegano ancora - per rimarcare la presenza di una parte minoritaria ma consistente del partito che chiede con forza le primarie».
La richiesta di primarie arriva anche «da parte di associazioni politico-culturali presenti sul territorio - continuano - come la XX Settembre e Articolo Primo che, come noi, ritengono che la scelta del candidato a sindaco non possa che passare attraverso le primarie, uscendo da metodi di scelta vecchi e autoreferenziali presi nelle “segrete stanze”, senza consultare il “popolo” del centrosinistra. Stupisce che coloro che fino a ieri erano gli alfieri delle primarie, e che si sono battuti per ottenerle cinque anni fa, oggi ne siano i più acerrimi nemici. Evidentemente le scelte che nel 2011 erano ammantate di idealismo, in realtà erano dettate più da fini personalistici che di principio: per costoro si tratta di valutare se un metodo sia utile o dannoso, comodo o scomodo alla propria causa».
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