Il Tirreno

Sicurezza idraulica

I residenti a Carrara: non demolite il ponte della Bugia

di Alessandra Vivoli
I residenti a Carrara: non demolite il ponte della Bugia

Lo storico ponte è nel mirino dei tecnici: un tappo in caso di alluvione

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CARRARA. Con il sole il Carrione non fa per niente paura. E il ponte di via Carriona, quello che per tutti è il ponte della Bugia, troneggia in mezzo alle case. Anzi alcune ci stanno addirittura sopra. Qui però tutti lo ricordano bene il disastro del 2003. Le macchine accatastate sul ciglio della strada. Il fango dappertutto e, poco distante dal ponte, la casa di Idina Nicolai: «Lei il Carrione se l’è portata via, qui eravamo tutte con il fango fino alla vita» ricordano le donne della via Carriona che, in pieno sole, tornano a casa con la borsa della spesa.

Allora, dopo la tragica alluvione di dodici anni fa, il ponte della Bugia finì già sotto accusa, proprio come i tecnici, i politici e gli imprenditori (24 in tutto) che si trovarono a processo per omicidio colposo. Per loto, gli imputati eccellenti quattro anni fa tutto si è concluso con la prescrizione.

Per il ponte della Bugia, dopo che la città si mobilitò per salvarlo da un primo studio che aveva già fatto emergere la necessità di abbattimento, sembrava che il pericolo fosse passato. E che la messa in sicurezza dell’asse del Carrione che passa dal centro storico potesse essere realizzata solo con una allargamento dell’alveo.

Adesso si torna alla vecchia tesi, o almeno così si evince dai risultati della relazione tecnica commissionata dalla Regione che sarà presentata domani a Palazzo civico. Ancora una volta il ponte della Bugia torna sul banco degli imputati. E viene indicato come una “criticità” e come tale la prima soluzione, per mettere in sicurezza la zona, è quella di demolirlo. E ricostruirlo, questo sì che è previsto, per anastilosi, ossia pezzo per pezzo, mattone per mattone così come è adesso.

Ecco tutte queste cose provate a spiegarle a chi in questo tratto di via Carriona, la zona popolare dietro a quelli che una volta erano i salotti buoni (piazza Alberica e piazza Duomo) ci vive da una vita. Come Ester Piccini che, proprio sul ponte ci sta da ottant’anni. Da quando è nata.

«Il ponte non si tocca, non ce la faranno a buttarlo giù finchè ci saremo noi carrarine a difenderlo». Lo dice con la grinta di una ventenne Ester. «Ci hanno già tolto tutto, perfino l’ospedale - rincara la dose una vicina di Ester - No, il ponte no. Quello non ce lo portano via».

E qui vicino al ponte finito nel mirino degli studi tecnici commissionati dalla Regione Toscana per il riordino del fiume Carrione, in molti quello che pensano lo dicono fuori dai taccuini. Perché la gente qui ha le case, ha investito i risparmi di una vita, e la paura è davvero tanta. È quella di perdere tutto, stavolta non per la furia del fiume, ma per un progetto di messa in sicurezza che ha individuato di nuovo nel loro ponte una delle emergenze da risolvere.

«Perché prima di venire a cercare il nostro ponte non vanno a vedere come sono messi i ravaneti? «E il dito e lo sguardo, sale alle montagne che si stagliano proprio sullo sfondo. «Dovrebbero fare pulizia sì, non della nostra storia ma alle cave, perché ogni volta che piove il fiume si riempie di sassi e cambia colore. È successo anche la settimana scorsa: perché qui a vedere come stanno le cose non si vede mai nessuno».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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