Il Tirreno

La marcia dei No Costa «Vogliamo respirare aria pulita in città»

di Gianluca Uberti
La marcia dei No Costa «Vogliamo respirare aria pulita in città»

Oltre cento i cittadini che ieri sono scesi in piazza per chiedere la chiusura della ditta. Il sindaco: abbiamo fatto tutti i controlli

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AULLA. È iniziata alle 9.30 con una lunga marcia verso Aulla la nuova giornata, l’ennesima, di mobilitazione dei cittadini di Albiano Magra contro la ditta Costa. Ed è una lunga marcia a piedi di sette chilometri sulle Lame, con la scorta delle forze dell’ordine.

Sono più di cento i cittadini che ieri mattina hanno partecipato alla protesta. Si ritrovano, aspettano e poi si mettono in marcia e quando, dopo quasi due ore di camminata, si affacciano al quartiere Matteotti, la porta d'ingresso di Aulla da sud, il colpo d'occhio è notevole. In testa ci sono due trattori con la scritta «Vogliamo respirare aria pulita» su uno striscione; diversi bambini tengono in mano manifesti più piccoli, a loro misura, con la scritta «Le polveri sottili non hanno confini». Perché la fine la protesta riguarda anche loro, o soprattutto loro: gli adulti del domani. E vai di fischietti, tamburi, rumori, per fare chiasso.

Non passano certo inosservati i manifestanti anti Costa, come non passano inosservate le presenze nel corteo della presidente del consiglio comunale aullese Roberta Semeria e della consigliera comunale di minoranza di “Idee in Comune”, Maria Grazia Lombardi.

Il serpentone, quindi, converge su piazza Cavour, la piazza del “fontanone”, mentre nell’altra, piazza Gramsci, c’è l’altra manifestazione, quella dei pro Costa: i lavoratori.

In piazza Cavour, a alternarsi al megafono sono, come sempre, l’ex consigliere comunale Walter Moretti e l’ex presidente della sezione della Croce Rossa di Albiano Magra, Roberto Cipriani, i quali attaccano il sindaco di Aulla, Silvia Magnani, e tornano a ribadire di volere la chiusura della ditta, mentre i circa 150 presenti continuano a gridare «noi Costa non lo vogliamo».

Restano in piazza Cavour per poco meno di un'ora i manifestanti anti Costa, poi, quando i lavoratori della ditta Costa se ne vanno, viene loro consentito dalle forze dell’ordine di spostarsi in piazza Gramsci, dove, al grido di «vergogna vergogna», chiedono di incontrare il primo cittadino aullese. Prima viene mandata in municipio una delegazione di bambini, diventati ormai ila simbolo della protesta, poi i manifestanti decidono di fare irruzione nel palazzo comunale: prima vengono bloccati a uno degli ingressi da un folto schieramento di poliziotti, poi vengono lasciati accomodare in sala consiliare, dove trovano il sindaco.

In un clima incandescente il primo cittadino spiega che le analisi sull'acqua potabile sono andate bene, aggiungendo di dover attendere altre analisi per la revoca dell’ordinanza che vieta di consumare frutta e verdura, e rivela che il Comune di Aulla ha avviato un procedimento di verifica della compatibilità urbanistica del capannone andato a fuoco, procedimento che deve concludersi entro trenta giorni.

Ma tutto questo non basta ai cittadini, che chiedono al sindaco di chiudere la ditta Costa. È Moretti a dirlo chiaramente: «Costa ha le autorizzazioni scadute nel 2010, lei deve chiudere la ditta».

«Il sindaco può adottare provvedimenti contingibili e urgenti solo in base a quello che dicono gli altri enti e è la Provincia che deve intervenire» ribatte la Magnani, che poi quale aggiunge che l’amministrazione comunale da lei guidata «è la prima ad avere avviato la procedura di conformità urbanistica sul capannone bruciato».

Ancora Moretti: «Ci dobbiamo preoccupare della salute dei nostri figli, i veri pericoli sono gli incendi, lei deve intervenire. E poi il Tar dà sempre ragione a Costa: perché la Provincia non appella le sentenze del Tar?».

La sala consiliare si svuota. Le piazze torneranno a riempirsi?

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