Il Tirreno

associazione grig

Esposto in procura per le cave

di Melania Carnevali
Esposto in procura per le cave

«C’è abuso di ufficio e danno erariale con le rendite parassitarie»

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MASSA. Due cave prima subappaltate, poi vendute. Il tutto provocando un danno erariale al Comune di Massa. C’è questo e molto altro nell’esposto preparato dall’ambientalista Franca Leverotti a nome del Grig (Gruppo di intervento giuridco) e pronto a finire nella scrivania del procuratore capo Aldo Giubilaro e della corte dei conti. L’associazione ipotizza reati di abuso di ufficio e omissione di atti di ufficio. «Ho scoperto - spiega la Leverotti - che la concessione delle due cave è stata recentemente venduta, o trasferita, fra privati, da un’azienda a un’altra, su perizia giurata di un ingegnere minerario, 1.116.000 euro».

Al centro di tutto le cave Capriolo e Calacatta Rocchetta subappaltate nel 2006 alla Biancospino srl e diventate quindi di fatto rendite parassitarie. Cosa che per legge non dovrebbe esistere. Ma c’è dell’altro: con queste rendite i concessionari di fatto guadagnano molto di più di quanto incassa il Comune con la tassa marmi, che attualmente è di 9,90 euro a tonnellata. Il concessionario - con la rendita parassitaria - ne prende dieci volte tanti dalla ditta subappaltatrice, a cui si aggiunge il canone da 24mila, decisamente più alto di quello che paga al Comune. Per questo il Grig ipotizza che ci sia il danno erariale e l’omissione di atti di ufficio (quello di non aver caducato le due cave). «Il Comune da alcuni anni - spiega la Leverotti - tra le cause di annullamento di una concessione, prevede proprio il subaffitto della stessa a un’altra ditta. Appurato questo fatto gli uffici comunali avrebbero dovuto immediatamente dichiarare decaduta la concessione e a quel punto, semmai, rimetterla all’asta incassando quindi quel milione e 116mila euro che invece sono passati nelle mani del concessionario che quelle cave aveva subaffittate». Il Comune - stando alla ricostruzione dell’ambientalista -avrebbe proceduto a togliere l’autorizzazione all’escavazione alla Biancospino solo nel 2013, sotto pressione dei concessionari che lamentavano il mancato pagamento dell’affitto. E qui il reato sarebbe abuso di ufficio.

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