Italia
Il ponte di via Pucciarelli è da rifare
La relazione dei professori: ha poco più di dieci anni di vita ma non garantisce il corretto deflusso delle acque, va allargato
CARRARA. È nuovo. Ma deve comunque essere rifatto. O meglio allargato per garantire il deflusso delle acque e non provocare ostruzioni al corso del Carrione.
Il ponte di via Covetta ha poco più di dieci anni di vita ma, ciò nonostante, non garantisce il corretto deflusso delle acque del Carrione e deve essere allargato.
Lo scrive nel suo “Studio idraulico del Torrente Carrione con analisi dei possibili interventi per la mitigazione del rischio” il professor Giovanni Seminara, uno degli esperti incaricati dalla Regione Toscana di analizzare il corso d’acqua per garantirne la messa in sicurezza. Seminara, in linea con il suo collega Giovanni Cardinale, non si concentra solo sul tratto di torrente interessato al crollo del 5 novembre ma, volgendo lo sguardo alle zone immediatamente limitrofe auspica un intervento di rifacimento del ponte di via Covetta.
Nel suo“Studio idraulico del Torrente Carrione con analisi dei possibili interventi per la mitigazione del rischio” il docente propone due soluzioni la ricostruzione dell’argine, una che «consiste nel mantenimento del tracciato planietrico del vecchio muro esistente» e un’altra che prevede invece «l’abbattimento di una parte del tratto di difesa esistente- dice il professore - che verrebbe sostituito da un muro in cemento armato, arretrato rispetto alla difesa attuale, dunque tale da produrre un piccolo allargamento dell’alveo».
Due proposte “identiche” dal punto di vista idraulico, che «non accrescono dunque il rischio di esondazione cui il Carrione risulta attualmente soggetto» ma che, da sole, dice l’esperto, non bastano.
Il professore precisa infatti che «fra gli interventi auspicabili per la messa in sicurezza del corso d’acqua, va incluso l’allargamento del Ponte di via Covetta» e questo perché l’attraversamento «attualmente produce un significativo restringimento della sezione,con conseguenze negative anche sul deflusso attraverso il ponte di Via Menconi».
Insomma, si evince dallo studio, la strozzatura in prossimità della Covetta condiziona il deflusso delle acque anche a monte, nel centro di Avenza, con tutti i rischi del caso. Il Ponte di via Pucciarelli (detto anche di via Covetta) è quello a ridosso dell’argine crollato ed era stato “risistemato” – non senza intoppi - nell’estate 2003, qualche mese in anticipo rispetto alla prima alluvione “moderna” della storia della città.
Seminara si spinge anche oltre i confini di Avenza e accennando al resto del torrente, parla della necessità di «una duplice classe di interventi» per la «rimodellazione e rimozione di ostacoli nell’intero corso d’acqua» e per la costruzione di «una rete di piccoli invasi da realizzare nella parte montana del bacino, nell’ambito di una complessiva azione di risistemazione, volta anche al controllo della produzione e trasporto di sedimenti».
Nel suo progetto però Cardinale non si limita a parlare della nuova opera che sostituirà il muro crollato un anno fa, ma dedica alcuni importanti passaggi anche alla parte “sopravvissuta” al cedimento. «Le indagini effettuate sul vecchio muro d’argine rimasto in piedi confermano l’incongruenza tra statorealizzato e stato di progetto» scrive il docente a pagina 26 della sua Relazione Generale .
«Ciò implica uno stato delle conoscenze insufficiente dell’opera rimasta in posto dopo il crollo che – mette nero su bianco Cardinale - dovrà essere demolita a causa delle evidenti instabilità statiche». Un’affermazione quella del luminare che suona come una risposta a distanza alla petizione lanciata la scorsa estate dai residenti della Zona Rossa.
Consapevoli dei problemi strutturali della sponda, preoccupati che l’argine sopravvissuto potesse fare la stessa fine di quello crollato, i cittadini avevano chiesto la palancolatura di tutto il tratto di muro, da via Pucciarelli fino alla foce. «Desta molta preoccupazione il fatto che nell’ultimo tratto di argine verso il mare non vi siano previsioni di rifacimento perché, considerando come è stato costruito l’intero argine, non c’è proprio da stare tranquilli» .
Così aveva scritto a fine ottobre il Consiglio dei Cittadini di Marina di Carrara commentando la decisione della Regione di non effettuare alcuna palancolatura nel tratto di argine a valle del muro crollato nel novembre scorso.
L’amministrazione toscana, aveva spiegato in quell’occasione il Sindaco Angelo Zubbani, aveva di fatto decretato lo stop ai lavori di somma urgenza, lasciando intendere che quell’argine sarà “sistemato” nell’ambito della revisione di tutta l’asta del torrente.
Una sistemazione che si preannuncia costosa e complicata, visto che il professor Cardinale annuncia la necessità di una demolizione tout court dell’argine.
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