Sicurezza
Guerra dei lavoratori contro l’ospedale
Gli addetti ai servizi, in presidio, confermano lo sciopero il giorno dell’apertura e puntano il dito contro il gestore
MASSA. La procedura di raffreddamento non centra il risultato, le ditte non si muovono di un centimetro e all’immobilismo i lavoratori rispondono con l’immobilismo: non arretrano e al presidio di ieri mattina, davanti all Prefettura, confermano che sarà sciopero. Il 13 novembre l’apertura del nuovo ospedale della Apuane sarà con il botto: protesta degli addetti alle pulizie, con tanto di cartelli e striscioni, e servizi garantititi al minimo.
È la reazione di lavoratori e lavoratrici che pagano sulla pelle - e con la busta paga - la realizzazione del Noa: i servizi di pulizia (ma non sono gli unici) passano di mano e la nuova ditta dà una sforbiciata al monte ore complessivo. Ben 568 ore settimanali in meno. L’ origine della vertenza - sostengono gli addetti - sta nel project financing: Asl e Regione, infatti, i soldi per realizzare il nuovo ospedale non ce l’hanno. Serve la collaborazione dei privati e sono i privati a tirare fuori le risorse. Chi costruisce di tasca propria - è la ratio del project - rientra delle spese sostenute gestendo i servizi. Dalle pulizie alla mensa, dall’area commerciale ai parcheggi. E qui sta il nocciolo. La gestione dei servizi è rivoluzionata: Asl paga per le pulizie Gesat, il gestore dell’ospedale che, a sua volta, affida a terzi il lavoro. Così Dussman, che la pulizia l’ha avuta in carico fino ad oggi, mantiene i distretti, ma a sanificare e igienizzare il nuovo ospedale è la Colser. Il subentro (almeno per le pulizie) è garantito, ma le ore di lavoro, come dicevamo, vengono tagliate. Si aprono tavoli, si tenta la trattativa, ma nulla. E la risposta dei lavoratori è lo stato di agitazione e la proclamazione dello sciopero. Le pulizie all’interno delle strutture sanitarie sono classificate servizi essenziali, si tenta quindi - lo impone la legge 146 del 1990 - la procedura di raffreddamento con il tentativo di conciliazione davanti al Prefetto. Ma la via della conciliazione - spiegano Cgil, Cisl e Uil - non si delinea. Vero, però, che qualche spiraglio si apre: Gesat - spiega Sebastiano Salaro (Cgil) - mostrerà tutti i documenti relativi alle risorse che le fornisce l’Asl per il servizio di pulizia e martedì il gestore, Colser e sindacati siederanno nuovamente intorno ad un tavolo per ridefinire il monte ore complessivo. E non è finita qui: i lavoratori dalla loro hanno l’azienda sanitaria tanto che giovedì al tavolo regionale la commissaria Maria Teresa De Lauretia - riferiscono i lavoratori - “ha tirato le orecchie” a Gesat, ribadendo che il servizio non può essere efficiente con 568 ore in meno. Non solo, la De Lauretis ha chiesto più volte come si giustifichi un monte ore di 1188 ore al Noa rispetto a quello di 1684 ore all’ospedale gemello di Pistoia. Spiragli, appunto, davanti a cui i sindacati non demordono: un taglio di 568 ore settimanali su lavoratrici part time con buste paga nette da 600 euro significa mettere sul lastrico intere famiglie. Privare lavoratori “deboli” - spiega Paolo Gozzani, segretario provinciale della Cgil - di cifre comprese tra 80 e 140 euro. Condizioni - sintetizza Emma Rossi, una delle addette a rischio taglio - che hanno l’unico effetto di indurre al lavoro nero: «I tagli gli abbiamo già subìti, su di noi la spending review ha avuto effetti pesanti con una prima contrazione delle ore, con riconoscimenti ridotti per la riperibilità e gli straordinari. Oggi lavoriamo a 5 euro netti in busta. Quale messaggio si vuol dare? Quello che è preferibile lavorare al nero? Dai sindacati - si concede una stoccata - mi aspetto il pugno duro visto che a breve dovremmo firmare i nuovi contratti. Non possiamo pagare noi, con la riduzione del lavoro, l’aumento di costi nella costruzione dell’ospedale». Tanto più - rincara la collega Mariella Doretti (Uil Tucs) - che la nuova ditta chiede ulteriori servizi tra cui la raccolta dei rifiuti speciali dal reparto al deposito, con conseguente rischio biologico per gli addetti. Insomma, se i privati hanno finanziato un’opera costata più del previsto e devono adesso rientrare dell’esborso, i lavoratori temono che lo facciano sulla loro pelle. Ecco, quindi, la richiesta di non toccare nemmeno un’ora. E, a meno di una soluzione al tavolo del 10, il nuovo ospedale inaugurerà con tanto di sciopero e presidio ai cancelli.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
