Il Tirreno

«Carriona, il crollo causato da una ruspa troppo grossa»

«Carriona, il crollo causato da una ruspa troppo grossa»

Al processo per il cedimento della palazzina, parla l’ingegner Nicola Festa che si chiama fuori: non ero più direttore dei lavori al momento dell’incidente

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CARRARA. Non un errore nella programmazione dei lavori, ma uno scellerato utilizzo dei mezzi meccanici nei lavori nel letto del torrente sono alla base del crollo della palazzina di via Carriona. È il senso della lunga audizione di Nicola Festa, uno degli imputati per disastro colposo nel processo per il rovinoso cedimento dell’abitazione sul torrente, a fianco del ponte Baroncino, avvenuta il 2 novembre 2010. L’ingegner Festa, difeso dagli avvocati Fabio Trabucchi e Francesco Persiani, incalzato da una serie di domande del pubblico ministero Alessandra Conforti, si è chiamato fuori da ogni responsabilità sostenendo, semplicemente, che quando ci fu il crollo, lui non era più, di fatto, direttore dei lavori, incarico che aveva lasciato operativamente nel febbraio precedente, all’ingegner Orsini, anche se “sulla carta” figurava come direttore anche successivamente. «Avevo diretto il cantiere nella fase in cui i lavori andavano dal ponte di via Cavour a quello di via Apuana. Gli interventi successivi, che facevano parte di un altro lotto, non furono seguiti da me», ha dichiarato l’ingegnere.

Festa, tuttavia, ha anche fornito una ricostruzione tecnica di quanto accaduto. Secondo la sua versione la causa del crollo non fu l’eliminazione del bauletto di cemento (che proteggeva le tubazioni fognarie), in sè. Ma come venne fatta. Utilizzando, cioè, un escavatore di dimensioni eccessive, che con la sua pesante pala causò lesioni alle strutture al di sotto dell’edificio, favorendo l’ingresso delle acque del fiume che poi determinarono il cedimento. In altri termini, secondo la sua ricostruzione, non c’è un nesso causale – come invece intende la procura – fra l’eliminazione della briglia (che non è più stata ricostruita) e il crollo. Si è trattato, invece, di un errore tecnico, non progettuale, tant’è che la lesione avvenne soltanto lì, dove fu usato un mezzo non idoneo e non nella altre zone di intervento. Dove, anzi – e per sostenere la sua tesi, l’ingegner Festa mostra una rassegna fotografica – i massi ciclopici posti più a valle non si sono mossi neanche in occasione dell’alluvione del 2012.

Festa ha anche raccontato di quando, poco prima del crollo della palazzina venne chiamato dal Comune, in qualità di responsabile dell’ufficio strade, a verificare una lesione sulla via Carriona a poca distanza dalla casa che stava per cedere. Un segno premonitore che fece scattare l’allarme e l’evacuazione degli abitanti.

La prossima udienza è fissata per l’11 dicembre quando verrà ascoltato l’ingegner Pietro Orsini, imputato e direttore dei lavori dopo Festa.(c.f.)

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