Il Tirreno

Assindustria: è la politica che affossa le imprese

La polemica sugli investimenti a Venezia: l’associazione dicende la Porto Spa e attacca i capigruppo: «Il ponte costruito dai privati per salvare Gorgon»

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CARRARA. È ormai scontro totale fra i partiti della maggioranza e Porto Spa dopo l’annuncio della società guidata da Enrico Bogazzi dall’ad Paolo Dello Iacono di un maxi investimento a Venezia. E adesso a difesa della Porto, arriva l’Associazione Industriali, che definisce «sconclusionata» la reazione dei partiti della maggioranza alle notizie sugli investimenti che Porto Spa sta effettuando nella laguna di Marghera. Una reazione, sostiene l’associazione guidata da Erich Lucchetti, che evidenzia «ancora una volta una radicata ostilità nei confronti di una delle maggiori imprese attive nel territorio. Invece di chiedersi cosa potrebbe fare il mondo politico per far sì che tanta propensione ad investire (e a creare posti di lavoro) si concretizzi sulle nostre bisognose coste, si mescolano le carte in tavola e si scarica la colpa sulle imprese private».

La prima funzione sociale di tutte le imprese, rivendica Assindustria «consiste nel realizzare progetti che, nel rispetto delle norme, creano valore e generano occupazione, e questo vale sia che operino su suoli pubblici o privati, sia che siano aziende portuali o cave». Il documento dei capogruppo della maggioranza, invece, «non solo disconosce questo ruolo basilare della nostra società ma si spinge a tacciare Porto Spa come impresa che pensa solo al profitto, opera da monopolista, usa un area pubblica». Una rappresentazione delle cose che «si addice più alle chiacchiere dei bar che ai banchi del consiglio comunale», infierisce Assindustria. «Il riferimento alla condizione di monopolista – argomenta poi – è privo di senso, vuoi perché oggi la concorrenza non si gioca all'interno del porto di Marina di Carrara ma tra i porti (Spezia, Genova, Savona, Livorno,..), vuoi perché se Porto spa è l'unica società ad operare sulle nostre banchine è perché nessun altra società, come consente espressamente la normativa, ha fatto domanda presumibilmente perché non riteneva remunerativo l'investimento».

Quanto alla comprensione delle esigenze del contesto locale e dei vari attori che vi operano invocata dai capogruppo, «ognuno dovrebbe interrogarsi bene prima di lanciare tali strali», controbatte l’associazione. Perchè «il fatto di costruire un ponte al posto dell'amministrazione comunale (che si era impegnato a farlo nell'Accordo di programma) per non far naufragare un progetto come Gorgon di Nuovo Pignone esula dal perimetro strettamente privatistico dell'impresa ed è segno tangibile di spirito di collaborazione. Mantenere i livelli occupazionali a fronte di una documentata diminuzione dei traffici del 45% che cosa è se non una prova di responsabilità. Cedere i propri spazi e i magazzini ad altri operatori per consentire al porto di diventare, non un semplice approdo, ma uno snodo di una rete logistica più ampia e radicata nella zona industriale è contribuire alla crescita del territorio molto più di quanto lo sia cambiare i manager che distruggono ricchezza a capo delle municipalizzate senza preoccuparsi di sostituire anche i politici che li hanno nominati».

I capigruppo «che spesso hanno dato prova di scarsa lungimiranza nell'indirizzare la gestione delle risorse pubbliche», è l’affondo finale, «si ostinano a prescrivere alle imprese di fare investimenti anche quando questi non sono sostenibili in nome di una non meglio specificata "visione moderna e positiva dei rapporti sociali". Invece è proprio a questa supponenza che dobbiamo i ritardi del nostro territorio dove, anche per questo, non ci sono abbastanza imprese e quelle che ci sono meritano maggiore considerazione».

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