Il Tirreno

Recuperata la salma dell’escursionista caduta sull’Altissimo

Recuperata la salma dell’escursionista caduta sull’Altissimo

All’alba il Pegaso ha raggiunto il dirupo dove era precipitata La donna ha fatto un volo di oltre centocinquanta metri

3 MINUTI DI LETTURA





MASSA. È stato recuperato ieri all’alba il corpo senza vita di Cristina Manetti, la donna originaria di Prato di 57 anni finita in un canalone, dopo un volo di oltre 150 metri, mentre stava scendendo dalla vetta dell’Altissimo. Appena si è vista la luce del giorno l’elicottero Pegaso ha preso il volo e ha raggiunto la zona dove era stata adagiata la salma quando i volontari del soccorso alpino avevano dovuto sospendere le operazioni a causa dell’imbrunire. Ci sono voluti pochi minuti per concludere il recupero. Il cadavere è stato portato all’obitorio dove il medico legale ha accertato le cause del decesso con un esame esterno: frattura del cranio a causa di un colpo che la povera donna ha preso mentre stava cadendo. Sono stati i parenti a prenderla in consegna e già oggi verrà fissata la data delle esequie. PArecchie le persone che hanno pianto la sua scomparsa, che lavorava al Suap, l’ufficio attività produttive del Comune di Impruneta.

Sono stati gli amici della vittima, due uomini che erano con lei sulle Apuane, a raccontare ai carabinieri, una volta arrivati al Pasquilio, quello che era accaduto. Dopo aver raggiunto la vetta dell’Altissimo, il terzetto, tutti esperti di montagna, ha iniziato la discesa. E nel punto più difficile, il crinale che divide i tratti di sentiero più agevole, Cristina Manetti ha perso l’equilibrio ed è stata risucchiata in basso. Un urlo atroce ha accompagnato il volo. Gli amici che erano con lei hanno provato a vedere se potevano raggiungerla, ma hanno capito immediatamente che l’unica cosa da fare era quella di chiamare i soccorsi. Era scivolata per oltre centocinquanta metri. In quel momento l’avevano anche vista muovere e c’era la speranza di poterla portare alla base ancora in vita. Ma la donna era ormai agonizzante e si è spenta nel giro di una manciata di minuti.

La causa del decesso, come detto, è stata accertata dal medico legale nell’esame esterno del corpo, non è stato un compito complicato dato che presentava una vistosa ferita sulla testa. Talmente devastante che sembra impossibile sia riuscita a sopravvivere per alcuni minuti.

Cristina e gli altri due escursionisti avevano deciso di provare il sentiero 32, non proprio facilissimo, una strada ripristinata la scorsa estate dal Cai. Doveva essere una bella giornata a contatto con la natura e lo era stato, almeno fino alla tarda mattinata quando i tre sono riusciti a raggiungere l’obiettivo che si erano prefissati: la vetta dell’Altissimo. Lì hanno mangiato un paio di panini, hanno scattato alcune fotografie (il cielo era limpido) e poi si sono preparati per la discesa. In tempo per non essere sorpresi dall’oscurità. Ma sulla cresta degli Uncini è successo quel che non doveva succedere: la cresta rocciosa si è dimostrata un ostacolo difficile per la cinquantasettene, che ha messo un piede in fallo ed è scivolata. Senza avere il tempo per poter recuperare l’equilibrio, dato che il dirupo era proprio accanto a lei.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa