Il Tirreno

Nuovo ospedale Apuane, apertura con sciopero

Chiara Sillicani
Nuovo ospedale Apuane, apertura con sciopero

Tagli all’orario di lavoro e rischio licenziamento per i dipendenti dei servizi: i sindacati si preparano alla protesta

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MASSA CARRARA. Il 13 novembre è una data che la Provincia non dimenticherà, la data della rivoluzione per la sanità apuana: luci accese in viale Mattei, medici al lavoro in sala operatoria, laboratori alle prese con i microscopi, pazienti nelle camere.
E - ipotesi sempre più concreta - centinaia di lavoratori davanti ai cancelli: striscioni, megafono e servizi garantiti al minimo. Perché la rivoluzione “ospedale nuovo” significa per gli addetti alle pulizie, alla manutenzione, alla raccolta rifiuti speciali una riduzione importante dell’orario, con effetti immediati in busta paga. E per qualcuno all’orizzonte c’è il licenziamento. I sindacati non demordono e non hanno intenzione di farlo, chiedono che l’orario di lavoro sia garantito e minacciano lo sciopero il giorno dell’apertura del Noa. Quando si dice inizio con il botto.

Tutto comincia - per ripercorrere la vicenda - con un project financing: Asl e Regione i soldi per realizzare l’ospedale non ce l’hanno. Serve la collaborazione dei privati e sono i privati a tirare fuori i soldi. Chi costruisce di tasca propria - è la ratio del project - rientra delle spese sostenute gestendo i servizi. Dalle pulizie alla mensa, dall’area commerciale ai parcheggi. E qui sta il nocciolo. I servizi, appunto, passano di mano: le pulizie - per citarne uno - non le gestisce più la Dussman.

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Mantiene i distretti, ma a sanificare e igienizzare il nuovo ospedale sarà la Colser. Il subentro (almeno per le pulizie) è garantito, ma le ore di lavoro vengono tagliate. E la sforbiciata è pesante: meno 590. Se la passano male anche gli addetti dell’azienda di smaltimento rifiuti, qualcuno ha già ricevuto il preavviso di licenziamento: «Al nuovo gestore - spiegano i sindacati - lo smaltimento costerà la metà (da 2 ad un euro per quota peso). Il risparmio sarà garantito con un taglio di posti di lavoro e un conseguente peggioramento del servizio».


La questione tagli finisce davanti al consiglio comunale con le 106 lavoratrici della Dussman che chiedono un’esposizione della politica. Il consiglio approva un documento di pieno sostegno a cui ne segue un secondo, prodotto e sottoscritto dalla commissione consiliare sanità. Ed è la commissione, il 2 novembre, a convocare, una conferenza stampa per esprimere, nella persona del suo presidente Giancarlo Casotti, non soltanto piena solidarietà ai lavoratori a rischio, ma un impegno fattivo a loro sostegno: «Se il 13 novembre gli addetti ai servizi saranno davanti ai cancelli - per usare le parole della consigliera Sabrina Bertelloni - ci saremo anche noi». Perché - per parafrasare invece la consigliera Eleonora Biancolini - l’ospedale avrebbe dovuto essere un’opportunità per l’intera provincia, invece si è rivelato una sconfitta occupazionale. «Con un marea di tagli - aggiunge Stefano Benedetti - determinati dal vertiginoso aumento dei costi per la realizzazione dell’ospedale: da 74 a 151 milioni».
«Eppure - garantisce Sebastiano Salaro (Filcams Cgil) - gli incontri con Asl e gestori sono stati inaugurati a giugno, proprio per evitare il rischio tagli. Invece, fatta salva la ristorazione che mantiene le ore precedenti, gli altri settori hanno subìto sforbiciate pesanti con il rischio di un peggioramento dei servizi, primo fra tutti proprio le pulizie». Tagli che - parola di Silvio Cerù (Uil Tucs) - si abbattono su lavoratrici con orario medio di 20-23 ore e stipendi di circa 500 euro netti, spesso già ridotti, in una logica di spending review.

Le addette alle pulizie sono, quindi, la punta dell’iceberg, simbolo di un meccanismo: i gestori tagliano nonostante l’Asl - ribadisce Roberto Catelani (Fisascat Cisl) - assicuri che con 590 ore in meno l’ospedale non può essere pulito e igienizzato. «I gestori - Gabriella Gabriella rincara la dose - hanno eliminato anche i codici, non distinguono più i tempi necessari per la pulizia delle sale operatorie da quelli per la sanificazione degli altri ambienti, ma per il calcolo del monte ore si affidano ad un generico tempo medio al metro quadrato». Un quadro complesso.
I sindacati e la commissione contano sul sostegno dell’amministrazione e pretendono chiarezza: si propongono di ricostruire “la filiera” nella gestione dei servizi (chi incarica chi), di ripercorrere gli step e di capire quanti soldi sborsi l’Asl a chi gestisce i servizi. Perché è quello il tassello indispensabile per comporre il quadro. Lo spazio per la trattativa c’è: la conferenza dei sindaci domani, il tavolo in Regione giovedì e quello in Prefettura venerdì. Se i gestori non faranno il passo indietro, il 13 sarà sciopero.

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