Attenzione
Bonifica dei ravaneti, «Rischio idraulico spostato più a valle»
CARRARA. «Ringraziamo il Comune per averci risposto, ma non possiamo contestare la sua risposta, perché quegli interventi non faranno altro che scaricare il problema più a valle». Legambiente torna a...
CARRARA. «Ringraziamo il Comune per averci risposto, ma non possiamo contestare la sua risposta, perché quegli interventi non faranno altro che scaricare il problema più a valle». Legambiente torna a parlare dei ravaneti, in particolare dei due su cui il Comune ha progettato interventi - quello sul canale di Sponda e quello in prossimità dei Ponti di Vara - che, secondo l'associazione ambientalista, aumenteranno il rischio idraulico. «Per il Canale di Sponda - scrive Legambiente - il Comune ritiene che, pur avendone confermato la cementificazione, l’intervento non accrescerà il rischio idraulico poiché l'alveo è stato allargato, aumentandone la capacità e adeguandolo alla piena duecentennale. Si tratta forse del più frequente errore concettuale, figlio della lunga tradizione ingegneristica precedente all’istituzione delle autorità di bacino, quando si progettava in un’ottica locale anziché di bacino idrografico: si evitava così l’esondazione in loco scaricando però a valle un rischio accresciuto».
Anche per l’intervento relativo al ravaneto Ponti di Vara la nuova lunga canalizzazione in cemento, «proprio perché eviterà l’invasione della sede stradale da parte delle acque - scrive l’associazione ambientalista in una nota - scaricherà queste ultime in maniera più repentina sul Carrione accentuando il rischio alluvionale. Le briglie previste e l’assorbimento di acqua dalle sponde (cementificate solo al piede) svolgono un effetto marginale, non certo sufficiente a controbilanciare l'aumento del rischio». Legambiente ha più volto proposto interventi per ridurre il rischio alluvionale e le ricorda nuovamente: «La necessità di smantellare le strade montane costruite nei torrenti, ripristinando un alveo largo e dotato di scabrezza e la rimozione completa di terre e marmettola dai ravaneti, in modo che essi possano assorbire le acque». Legambiente ribadisce che la critica non è rivolta ai progettisti della bonifica dei tre ravaneti «soprattutto tenuto conto dei loro limitati margini di manovra». «La nostra critica - dicono - non aveva tale intento, ma quello di prendere l'intervento come tipico esempio di un modo di procedere della pubblica amministrazione che, in mancanza di una strategia complessiva e coerente, giunge ad accrescere il rischio alluvionale anche quando è mossa dalle migliori intenzioni. Ci auguriamo - conclude- che la polemica di questi giorni possa avere uno sbocco costruttivo, suscitando una seria riflessione sulle nostre proposte strategiche e che il nostro Comune possa finalmente giungere un giorno a adottare misure normative e interventi che gestiscano l'intero bacino montano in modo coerente per il bene della città».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
