Lutto
«Qui è profondo sud, siamo costretti a investire altrove»
La replica della società al duro attacco della politica locale carrarese. «Ci danno lezioni? Che fine hanno fatto le aziende comunali?»
MARINA DI CARRARA. La Porto raddoppia, in quel di Venezia. E risponde per le rime alla politica locale.
«La Porto di Carrara, dopo l'acquisizione della società "Multi Service" di Venezia , ha acquistato venerdì da Enel - unitamente ad altre società che operano nel campo della meccanica - la "centrale elettrica Giuseppe Volpi" di Marghera, grazie alla quale le sarà possibile ampliare le proprie attività portuali nel porto di Venezia-Marghera - si legge in una nota firmata dall’ad Paolo Dello Iacono - Tali acquisizioni non sono "successi", ma investimenti necessari per consentire a questo gruppo di operare in condizioni di equilibrio economico, salvaguardando i suoi dipendenti e i suoi fornitori, continuando a fornire i suoi servizi agli operatori del territorio che ne hanno bisogno».
«Le attività economiche e i posti di lavoro non si creano né si conservano con dichiarazioni, tavole rotonde, delibere dei consigli comunali o decreti, ma solo se le imprese ricercano opportunità di lavoro ed effettuano gli investimenti necessari per esercitare le loro attività con efficienza, evitando così di essere espulse dal mercato- prosegue la nota - Purtroppo, il più delle volte la classe politico-amministrativa favorisce solo a parole la creazione di nuovi posti di lavoro, che in concreto invece ostacola, a causa della sua inerzia e della propensione a creare problemi piuttosto che a risolverli. Le aziende che non investono sono destinate al fallimento, ma per continuare ad esistere occorrono anche opportunità di investimento. Questo territorio purtroppo non le offre in misura sufficiente, essendo stato ridotto in un'area depressa tipica del profondo Sud, come tutti i dati economici attestano, sebbene disponga di ricchezze naturali e di una collocazione geografica assai migliori di quelle generalmente presenti al Sud».
«È quindi evidente che, per non perire, Porto di Carrara ricerchi opportunità di lavoro altrove seguendo i traffici, in quei territori, come l'Adriatico, dove attualmente essi sono e cercando di creare una grande attività logistica, marittimo-terrestre, fondata sul triangolo Marina di Carrara, Marghera, Verona-Brennero. Tutto ciò viene fatto anche al fine di poter continuare ad essere presente in questo territorio, e non certo per abbandonarlo, indipendentemente dalla sua convenienza a rimanervi- prosegue la nota - Per questo motivo i dipendenti di Porto sanno di far parte di una società che pensa al loro futuro, del quale non è invece in grado nessun altro di occuparsi».
«Certamente, la Porto non accetta insegnamenti dalla classe politica che da anni governa questa città, con risultati a tutti noti. I partiti di maggioranza, che si sono arrogati il diritto di insegnare alla Porto di Carrara che cosa deve e non deve fare, si sono mai domandati che fine hanno fatto le aziende comunali e provinciali da loro amministrate? Glielo ricordiamo: hanno subito perdite per cifre enormi, nonostante le tasse e le bollette pagate dai cittadini, e hanno portato i libri in tribunale».
E ancora: «Si ha, quindi, il coraggio di impartire lezioni a chi invece, senza alcun contributo pubblico e senza usufruire di alcun regime di monopolio (chiunque voglia svolgere nel porto di Carrara un'attività concorrente è libero di farlo), crea posti di lavoro, paga regolarmente i propri debiti e genera ampi benefici per la collettività? Anche per l'insediamento del Nuovo Pignone sul Viale Zaccagna, ci si è già dimenticati che la Porto ha rinunciato alle proprie attività logistiche per lasciare lo spazio necessario alla GE e che è sempre la Porto di Carrara e non il Comune di Carrara che ha realizzato il ponte sul Carrione, senza il quale l'iniziativa non sarebbe andata avanti?»
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