Gioco
«Ritirate quella favola» “Attacco all’accoglienza”
Centrodestra all’attacco: si umilia la famiglia tradizionale e si offendono gli etero Ma la sinistra difende il progetto della Regione Toscana sulle diversità di genere
MASSA. Un fiume in piena di commenti sul caso della cosiddetta favola gender raccontata in un istituto della provincia di Massa Carrara, in una classe elementare.
L’associazione cattolica ProVita, a cui i genitori della bambina si erano rivolti dopo aver scoperto l’accaduto commenta con il suo portavoce Alessandro Fiore: «Si dice che il progetto abbia lo scopo di insegnare ai bambini il rispetto delle diversità. In realtà sappiamo, come scritto anche nella presentazione del progetto, che prevede esplicitamente un corso di formazione alla cultura di genere e corsi di formazione teatrale che intendono declinare il tema della vocazione personale sul piano dell’identità di genere. Del resto gli asterischi presenti nel titolo riflettono la preoccupazione tipicamente “gender” di non menzionare il genere delle parole impiegate. Educare al rispetto non significa dover confondere i bambini sulla loro identità sessuata».
Cavalca il caso il centrodestra. Fratelli d’Italia, attraverso il capogruppo in Regione Giovanni Donzelli, che ha presentato una mozione in consiglio, attaca: «Giù le mani dai nostri figli; la Regione sospenda qualsiasi finanziamento al progetto Liber* Tutt*; le favole gender sono una inaccettabile violenza sui bambini. La Regione fermi i finanziamenti di questa pessima iniziativa nelle scuole di Massa». «Con la scusa di combattere le discriminazioni di genere- aggiungono Marco Guidi e Alessandro Amorese del movimento di Giorgia Meloni- in realtà si promuove, in bambini anche piccolissimi, un atteggiamento discriminatorio nei confronti della famiglia tradizionale, si offendono uomini e donne eterosessuali nonché si umiliano le donne che scelgono di occuparsi della famiglia e della casa».
«Lasciate stare le menti dei bambini, quando si parla di famiglia. Non vogliamo che nelle nostre scuole i bambini vengano indotti a una indifferenziazione estrema dei concetti di genere che, nell’età delle elementari, può essere nociva persino per il loro equilibrato e naturale sviluppo identitario. Non possiamo permettere che ciò avvenga con progetti regionali e pubblici, finanziati dalla collettività che, su temi come questi, deve avere libertà di scelta educativa», affermano il coordinatore e vicecoordinatore regionale di Forza Italia Stefano Mugnai (che è anche capogruppo di Fi in Consiglio regionale) e Jacopo Ferri, ricordando che il progetto è finanziato dalla Regione Toscana con 78mila euro solo per Massa.
Di segno opposto il parere della consigliera comunale degli Arancioni Carmen Menchini che parla di disinformazione e falso da parte di cji ha montato il caso. «Nei giorni scorsi sono stati distribuiti fuori dalle scuole del Comune di Massa opuscoli volti a fare cattiva informazione sul significato della teoria gender e volti soprattutto a generare allarmismo tra i genitori sui progetti in corso nelle scuole. Gli opuscoli non sono firmati e come tali di per sé costituiscono un atto di cattiva informazione. È poi sufficiente sfogliare tali opuscoli per capirne gli intenti. Campeggia infatti in seconda pagina una foto con falli e vagine di gomma come se fossero in uso nelle nostre scuole. Ciò costituisce chiaramente un falso. La seconda circostanza sgradevole è che viene abbinato a tale opuscolo disinformativo, un foglio che illustra i progetti in corso nelle nostre scuole a cura della Provincia di e della Fondazione Toscana Spettacolo. È straordinario l’attacco che viene portato in forma anonima a progetti che finalmente cercano di costruire una società dell’accoglienza, del rispetto dell’altro attraverso linguaggi come quello della danza e del teatro».
Il coordinamento comunale di Rifondazione Comunista dice poi con il segretario Riccardo Bellè: «Gli insegnanti devono poter lavorare con tranquillita, liberi da condizionamenti, ovviamente nel rispetto delle normative. Per quanto riguarda la scelta dei progetti vi è un iter ben preciso: approvazione da parte del collegio dei docenti con eventuale inserimento nel Piano dell'offerta formativa (Pof), che viene poi adottato dal consiglio di istituto (dove sono presenti anche rappresentanti dei genitori). Il Pof viene illustrato ai genitori ed è disponibile sui siti web delle scuole. Ci pare che l'operato del sistema scuola troppo spesso venga messo in dubbio da chi non ne ha titolo. Per fortuna, sono molti i genitori che ritengono l'attuazione di questi progetti un punto di forza nella formazione delle nuove generazioni che speriamo possano costruire un mondo migliore».
Per Elena Mosti, consigliera comunale di Sel la decisione dei genitori di ritirare la figlia dalla scuola elementare è «legittima e personale». Ma, aggiunge, noi «ci chiediamo invece quale sia l'idea di mondo da fare conoscere a dei bambini. Ognuno di noi ha dentro di sé un mondo ideale che vorrebbe in un certo modo e diverso dal mondo ideale di altre persone, ma è lì che sta il nodo, collaborare e condividere la nostra idea del mondo con quella degli altri, dove siamo tutti diversi ma con gli stessi diritti e gli stessi doveri. A scontarsi su concetti come famiglia tradizionale, amori naturali, matrimoni gay ecc., non sono mai i concetti preconfezionati, ma le persone».
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