Il Tirreno

La parata americana, folla festante a Carrara

di CORRADO BENZIO
La parata americana, folla festante a Carrara

L’immagine coglie la sfilata vicino all’Accademia nella primavera del 1946 Si applaude alla voglia di vivere dopo anni di orrori e di privazioni di ogni genere

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di CORRADO BENZIO

L’ultima foto che il Tirreno regala con l’iniziativa «I giorni della Libertà» risale alla primavera del 1946.

Siamo all’angolo dell’Accademia, si vede nettamente l’insegna della pasticceria Kaflish, svizzeri di origine ebrea. Pieno centro, folla festante, i soldati americani che sfilano fra due ali di folla. Ma insieme a loro ci sono anche i partigiani c he avevano liberato la città l’11 aprile del 1945.

Un anno dopo la fine del Secondo conflitto mondiale i soldati americani sono ancora presenti in territorio italiano. Soprattutto nella zona che da Livorno (ribattezzato dagli Alleati il Decimo Porto) va a Viareggio, dove soprattutto gli ufficiali avevano trovato una sorta di Bengodi.

L’Italia, Carrara, Massa avevano voglia di scrollarsi di dosso lutti e dolori, fame e miseria. A Carrara oltre alla sfilata dei Liberatori si organizzarono feste da ballo e manifestazioni sportive. Molto ammirati in quegli anni erano i boxer americani, quasi sempre neri ma non solo. Ammiratissimi a Carrara dove la noble art ancora oggi raccoglie proseliti.

Si ballava. A Livorno a cantare davanti alle truppe americane venne un imberbe e magrissimo Frank Sinatra. Lui, un pianista e un microfono: per The Voice bastava ed avanzava. A Viareggio, al Principe di Piemonte, si esibì l’orchestra di Benny Goodman. Come racconta in uno suo libro Adolfo Lippi è dalle orchestre della Quinta Armata di stanza a Viareggio che nascerà la Versilia degli Anni Ruggenti.

Fra la Versilia e Massa si trovava tanta gente in cerca di fortuna. C’era Alessandra Greco con mamma e sorella. La signorina Greco passerà alla storia del cinema come Sandra Milo.

A Viareggio arrivò da Milano anche Odette Bedogni, sposa giovanissima del capitano Melitsanos, aitante ufficiale dei servizi americani, di chiara origine greca. Odette diventerà la regina del teatro leggere italiano con il nome d’arte di Delia Scala.

La folla di Carrara applaudiva americani (elegantissimi con gli anfibi e gli elmetti che facevano molto generale Patton) e partigiani . Soprattutto applaudivano loro stessi. Il fatto di essere ancora vivi e avere superato ogni genere di traversie.

L’11 aprile del 1945 si festeggiò in piazza Alberica la libertà. L’anno dopo in questa sfilata si volle celebrare il ritorno alla vita. Si volle anche omaggiare i partigiani combattenti con un documento ufficiale del Comando americano che sanciva un fatto storico: che la città era stata liberata dai patrioti scesi dalle montagna. Che entrarono in città, a sprezzo di morire nell’ultimo giorno di guerra, prima che entrassero neri e nisei della Novantduesima divisione di fanteria, la Buffalo.

Carrara celebrava ma la città era pervasa da tante tensioni. Una, come sempre, riguardava concessioni e proprietà delle cave. C’era stato anche un tentativo di pubblicizzare tutte le Apuane. Ma c’era in corso anche il tentativo di mantenere nelle concessioni alcuni imprenditori che avevano avuto grossi aiuti da Renato Ricci, il boss del fascimo apuano fin dai tempi dell’Opera nazionale Ballila.

In queste vicende delle cave qualcuno velatamente accusava gli stessi governatori americani di volere mantenere lo status quo. Ma come talvolta accade nel nostro Paese, gli americani non misero becco nelle vicende delle cave. Nel bene e soprattutto nel male fu tutta farina del sacco italiano.

Per questo, forse, tutti erano in piazza ad applaudire e fare festa. Perchè i tempi delle divisioni erano già tornati.

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