Gioco
Pronto soccorso a rischio
Protesta del Comitato domani davanti al municipio
MASSA. «Cosa sperano Asl e sindaco, che il buon dio ce la mandi buona?». È con l'ironia che parte, o riparte, la protesta del Comitato di salute pubblica contro la chiusura del pronto soccorso dell'ospedale di Massa «senza un piano di emergenza», ma anche in generale contro tutta la nuova sanità regionale nata con la leggere 28 del 2015.
E la protesta prenderà vita giovedì, a partire dalle 17, fuori e dentro il consiglio comunale con un volantinaggio informativo. Tutto gira intorno dalle date: il 6 novembre infatti chiuderà il pronto soccorso di Massa per iniziare il trasloco nel nuovo ospedale in viale Mattei, che però aprirà solo il 13 novembre. In quei giorni i massesi, che avranno bisogno, dovranno fare riferimento al pronto soccorso di Carrara o addirittura, in caso di emergenza, all'ospedale Versilia. Un walzer che, secondo il comitato, allungherà «drasticamente» i tempi di accesso al pronto soccorso, «con le inevitabili conseguenze legate alla tempistica che come tutti sappiamo in questi casi sono decisive spesso per la sopravvivenza». E questo perché non è stato adottato un piano di emergenza, secondo il comitato. «Se un’ambulanza con medico a bordo è impegnata nel trasporto di un paziente a Carrara o in Versilia – fanno sapere - e deve intervenire in seconda o in terza battuta su un altro servizio dove è indispensabile la presenza del medico (arresto cardiaco, ictus, grave incidente stradale, crisi epilettica, ecc.) ad esempio a Marina di Massa, a Forno o a Casette, è ovvio che i tempi di attesa per l’arrivo dell’ambulanza e di conseguenza dell’accesso al pronto soccorso aumenteranno drasticamente. Non risulta ad oggi che l’Asl o l’amministrazione di Massa (il sindaco è in ogni caso il responsabile della salute dei cittadini) abbiano adottato misure per far fronte a una situazione di emergenza che è già scritta». Secondo il Comitato non basteranno tre ambulanze di giorno e due di notte. «In una situazione di emergenza – dicono – occorre un piano di emergenza», che preveda un aumento del numero delle ambulanze, dei medici e dei soccorritori che serviranno la zona di Massa. «Scarsa professionalità? Superficialità? Forse, ma non solo. - commentano ancora - Questo tipo di gestione non è altro che la rappresentazione dell’idea di sanità alla quale vogliono abituarci. È il futuro al quale Governo, Regione, e le amministrazioni locali che si metteranno al loro carro, ci riserveranno in materia di sanità. Una sanità nella quale l’idea di “area vasta” camuffata sotto la veste della razionalizzazione non sarà altro che l’occasione per ridurre il servizio, annientare l’assistenza territoriale, ridurre il personale sanitario con le inevitabili conseguenze in termini di allungamenti di liste di attesa, di precarizzazione del servizio fino all’esclusione della possibilità di molti di curarsi attraverso una sanità pubblica».
Chiaro il riferimento alla legge regionale 28/2015 contro la quale centinaia di comitati in tutta la Toscana si sono già mobilitati raccogliendo firme per indire un referendum per la sua abrogazione. Giovedì quindi continua la mobilitazione a Massa contro la sanità regionale, in particolare, in questo caso, contro la decisione di chiudere il pronto soccorso di Massa senza un piano di emergenza.
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