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Legambiente critica la bonifica dei ravaneti

Legambiente critica la bonifica dei ravaneti

«Interventi mossi dalle migliori intenzioni si traducono in rischi alluvionali per colpa di una macchina comunale che opera senza coordinamento»

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CARRARA. Bonifiche dei ravaneti: come un intervento mosso dalle migliori intenzioni possa incrementare il rischio idraulico. Da Legambiente Carrara un nuovo dossier che punta l’indice sulla macchina comunale e sulla necessità che i vari uffici si muovano in maniera coordinata e non disordinata. Con il rischio di creare problemi per la sicurezza idraulica invece che risolverli.

«A fine 2014, nel motivare la richiesta di dimissioni dell'intera giunta, Legambiente spiegò che le alluvioni di Carrara non sono calamità naturali, ma "procurate" dall'operato quotidiano della macchina comunale in cui ogni ufficio opera con i paraocchi: interviene cioè nel proprio settore (viabilità, marmo, lavori pubblici, urbanistica, ambiente, industria, ecc.) senza accertarsi di non accrescere il rischio idraulico o altri danni collaterali. Tra gli esempi di interventi controproducenti di questa inconsapevole ma perfetta "fabbrica del rischio alluvionale" indicavamo le strade montane costruite a spese dell'alveo dei torrenti, la gestione dei ravaneti e le tombature», spiega l’associazione ambientalista.

Che ora torna alla carica e per dare forza al ragionamento ha prodotto un ampio studio che riguarda la bonifica di tre ravaneti (costo 4 milioni), finalizzata alla protezione delle sorgenti dalla marmettola. «Un caso esemplare di come, in mancanza di una visione unitaria, anche un intervento mosso dalle migliori intenzioni possa incrementare il rischio alluvionale».

In primo luogo si sottolinea come, viste le elevate pendenze dei torrenti montani e la loro simultanea confluenza a ventaglio in corrispondenza di Carrara, l'obiettivo strategico da porsi per ridurre il rischio sia il rallentamento dei deflussi (ancor più importante della costruzione di argini). A tal fine contribuiscono anche i vecchi ravaneti (costituiti da sole scaglie) poiché funzionano come spugne che assorbono le acque piovane per rilasciarle poi lentamente (passata l'onda di piena). Sono invece controproducenti i ravaneti recenti (ricchi di terre e perciò soggetti a frane che apportano detriti ai torrenti) e le strade montane costruite nell'alveo dei torrenti poiché, costringendo le acque di piena a scorrere sull'asfalto stradale, ne accelerano il deflusso.

Il progetto di bonifica dei tre ravaneti è fondato essenzialmente sulla ricostruzione degli alvei sepolti dai detriti, accompa-gnata in buona parte dalla cementificazione del fondo per prevenire l'infiltrazione di acque torbide nelle fratture del marmo e il conseguente inquinamento delle sorgenti che alimentano l'acquedotto cittadino.

Legambiente Carrara entra nel dettaglio: «L'intervento sul ravaneto e canale di Sponda, già realizzato, ha comportato il rinnovo e il completamento della cementificazione del lungo canale (circa 900 m) che fiancheggia la strada, con l'effetto indesiderato di accentuare le onde di piena e il rischio alluvionale a Carrara.

L'intervento sul canale di Boccanaglia è quello meglio concepito e riuscito, in quanto si è ricostruito un alveo ampio e dotato di scabrezza (che rallenta i deflussi) e si è puntato sulla sigillatura delle singole fratture del marmo, limitando la cementificazione del fondo al solo tratto terminale (200 m).

Quello sul ravaneto Ponti di Vara, in corso di realizzazione, prevedendo un nuovo canale in cemento lungo 1.250 m, aggraverà sensibilmente il rischio idraulico per Carrara». Legambiente ne chiede pertanto la sospensione, «sostituendolo con lo scavo del ravaneto fino al substrato roccioso e la sigillatura mirata delle fratture». Chiede inoltre «l'eliminazione della tombatura del tratto terminale del canale (riportando alla luce l'alveo oggi occupato dalla stradina di accesso all'impianto di trattamento delle sorgenti) e l'emanazione di un'ordinanza "cave pulite come uno specchio", a tutela delle sorgenti e a contenimento del rischio alluvionale».

Legambiente infine critica «la Babele tecnica che regna nel comune: mentre un ufficio bonifica il ravaneto Ponti di Vara, infatti, tutt'attorno nascono e crescono nuovi ravaneti, autorizzati da un altro ufficio. Analogamente, mentre l'intervento si propone di proteggere le sorgenti delle Canalie, la sistemazione della strada per le cave di Canalgrande river-sa nei ravaneti montani le acque torbide che, penetrando nel reticolo carsico, inquinano le stesse sorgenti che con l'altro intervento si intende proteggere».

Di qui quasi un appello: «Si evidenzia infine la necessità di una strategia unitaria, perseguita con coerenza e determinazione da tutti gli uffici per evitare che si sprechi denaro pubblico per interventi tra loro contraddittori o addirittura controproducenti».

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