Il Tirreno

Ladro ucciso, "Capisco colui che spara ai banditi che entrano in casa"

di Fabrizio Palagi
Maurizio Boni nel suo negozio
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Maurizio Boni nel suo negozio

Fosdinovo, Maurizio Boni fu condannato per avere ucciso uno sconosciuto trovato nella sua abitazione. Dopo 4 anni e mezzo di carcere la decisione di scrivere un libro dal titolo: "Il rimorso di non avere un rimorso"

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FOSDINOVO. «Capisco bene cosa stia provando il 65enne di Vaprio D’Adda che ha ucciso un giovane trovato in casa propria. Ogni volta che apprendo simili notizie rivivo quel giorno di inizio primavera di 21 anni fa quando, trovandomi di fronte a due sconosciuti penetrati nella mia abitazione, la mia vita cambiò». Così Maurizio Boni, adesso 66enne, il negoziante di Caniparola che, la sera 9 marzo 1994 uccise con un colpo di pistola uno dei due giovani ladri, nonchè fratelli, che stavano introducendosi nella sua casa.

In quella occasione morì un 28enne, giostraio come il fratello, di 6 anni più giovane. Boni si trovò davanti a una situazione inaspettata e reagì sparando con una pistola regolarmente denunciata. Solo colpi in aria, disse poi, ma sta di fatto che uno di questi uccise il giovane giostraio.

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IL FATTO Uno dei ladri colpito con un colpo di pistola alla testa

Maurizio Boni che, nel dicembre dello stesso anno, venne condannato per omicidio colposo a quattro anni e mezzo, ha affidato il racconto della sua esperienza a un libro "Il rimorso di non avere rimorso" delle Edizioni Lineadaria. «Solidarietà a quest’uomo che ha più o meno la mia età - dice Boni riferendosi al pensionato milanese la cui vicenda è alle cronache di questi giorni - per il gesto che ha compiuto. Solidarietà a lui e alla sua famiglia che, come la mia, è stata stuprata della sicurezza di casa propria. Una violenza che solo chi la prova può capire. Io ho fatto quell’identico gesto, tanti anni fa, dopo aver in precedenza subìto ben sette furti. Quella sera, era il 9 marzo del 1994, eravamo a cena, mia moglie e mia figlia allora 18enne, dopo aver chiuso il negozio che è sotto il nostro appartamento. Abbiamo sentito dei rumori provenire da una stanza accanto e allora, allarmato, sono andato a vedere. Un attimo dopo mi sono trovato di fronte a due sconosciuti, entrambi giovani. In momenti simili è difficile decidere che fare. Si agisce d’istinto e io ho reagito per difendere la mia famiglia. I due sono scappati all’esterno e io li ho inseguiti impugnando la pistola regolarmente denunciata che tenevo in casa. Ho sparato dei colpi, nel buio della sera, è uno ha centrato alla testa uno dei due giovani che è morto sul colpo».

LA CONDANNA Omicidio colposo

Il racconto di Boni prosegue. «Era a circa 98 metri di distanza da me. Dato che ero direttore di un poligono di tiro e quindi conoscevo le armi, venni imputato di omicidio volontario. Accusa in seguitio trasformata in colposo. Comunque fui condannato a 4 anni e mezzo di carcere, uno dei quali in reclusione totale, una parte in regime di semi libertà e il resto in affidamento ai servizi sociali, permettendomi così di lavorare nel mio negozio».

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IL LIBRO "Il rimorso di non avere un rimorso"

Successivamente Boni decisi di scrivere il libro “Il rimorso di non avere rimorso” dato che «da alcune parti venni etichettato come un “giustiziere”. Ebbene, ho scritto quel libro un po’ per gli altri e un po’ per me, per meglio capire e far capire che cosa si provi in simili situazioni, quando cioè la intimità della famiglia viene violata» conclude Maurizio Boni, commerciante ancora in attività».

L'OPINIONE Legittima difesa, è lo Stato il vero colpevole di Ferdinando Camon

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