Il Tirreno

Consumo suolo, per Renzi le cave non contano

di Melania Carnevali
Consumo suolo, per Renzi le cave non contano

Va alla Camera il disegno di legge con gli emendamenti presentati dal Pd

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MASSA CARRARA. Una cava non sarà più considerata “suolo consumato”. Sembra un ossimoro, ma è il senso del ddl sul consumo di suolo che il Governo Renzi sta per portare alla Camera.

Un testo di legge voluto per dare un freno alla perdita di terreno vergine in Italia e che, dopo tre anni di stop and go nelle commissioni Ambiente e Agricoltura, sembra essere finalmente pronto per la votazione finale. Peccato che arriverà in Aula snaturato, svuotato, una “versione light” del testo base adottato nel gennaio 2015 (“legge quadro in materia di valorizzazione delle aree agricole e di contenimento del consumo del suolo”).

Oltre al via libera alle grandi opere della legge Obiettivo e alla inspiegabile abolizione degli incentivi e delle agevolazioni ai giovani imprenditori agricoli (pensati per favorire il reinsediamento di attività agricole in aree abbandonate e prevenire quindi il dissesto idrogeologico), un altro punto che farà discutere è quello sulle cave, tutte, sparite improvvisamente dalla definizione di “consumo di suolo”.

Effetto colpo di falce degli emendamenti dei relatori, Chiara Braga e Massimo Fiorio, entrambi del Pd, presentati a giugno: una serie di “fatta eccezione per” e di interi commi cancellati che di fatto allentano, e non poco, le maglie del cemento facile in Italia.

Facciamo ordine. Le cave sono considerate dalla direttiva europea 2007/2/CE “copertura di suolo”, intendendo con questo termine «la copertura biofisica della superficie terrestre - come si legge nell'ultimo rapporto Ispra - comprese le superfici artificiali, le zone agricolture, i boschi e le foreste, le aree seminaturali, le zone umide, i corpi idrici».

E ci sono due tipi di coperture di suolo: l'impermeabilizzazione, che è quella più evidente, e «l'asportazione per escavazione», ossia le cave. Il testo di legge approvato a gennaio includeva nella definizione di “consumo di suolo” (articolo 2 comma 1 lettera a) anche queste. A giugno invece le cave sono sparite. Cancellate con un colpo di spugna degli emendamenti dem. Le cave, in altre parole, non sono più considerate “copertura superficiale di suolo”.

E così – se il ddl venisse approvato - si potrà continuare a sbriciolare montagne e relativi boschi, senza intaccare le statistiche di suolo consumato. Un abbaglio? O una “prevenzione” di fronte alle richieste della comunità europea di raggiungere il consumo di suolo zero nel 2050 (incluse quindi le cave)?

Una risposta forse arriverà oggi, dal momento che, dopo quattro mesi di inspiegabile silenzio, i ministri Gian Luca Galletti e Maurizio Martina, rispettivamente Ambiente e Agricoltura, si pronunceranno sugli emendamenti presentati a giugno e sui 205 sub-emendamenti dei commissari. E lo faranno in mattinata nelle commissioni riunite, con l'inizio della votazione prevista per domani.

«Un lasso di tempo che non ammette repliche né discussione», commenta Massimo De Rosa, deputato Cinque Stelle e membro della commissione Ambiente, che grida al «è tutto già deciso». «Il testo iniziale era del Governo -chiarisce De Rosa - quindi già frutto di una “sintesi” politica, e che i successivi peggioramenti sono voluti dalla stessa maggioranza di Governo». Sta di fatto che se l'emendamento dei relatori dovesse passare, sarà chiara – ancora una volta – la posizione del Governo in merito: le cave non consumano terreno, non intaccano l'ambiente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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