Gioco
I cantieri anti erosione spaccano ancora i balneari
Non si trova l’accordo sulla zona in cui riprendere i lavori dopo la pausa estiva Chi vuole partire dalla vasca vicino viale Roma, chi da Levante per salvare Ronchi
MASSA. Ormai sono anni - certo più di un decennio - che ne sentiamo parlare: lavori antierosione in tutte le varianti. Pennelli, geotubi, scogliere, ripascimento via mare, ripascimento via terra. Adesso che, con parecchio sudore e in ritardo, la partita è in chiusura, i problemi continuano: i balneari non trovano la quadra. E il risultato è che i cantieri, dopo la pausa estiva, non hanno ancora aperto i battenti. La Provincia, che sull’arenile ha competenza, ha convocato due tavoli nell’arco di pochi giorni. Ma il dado non è tratto e il motivo del contendere è il luogo in cui i lavori dovrebbero partire.
Un cronoprogramma c’era e prevedeva che le ruspe accendessero i motori a poca distanza da viale Roma, all’altezza della vasca che include - per fornire un’indicazione geografica - i bagni Anna e Pupa e Mocambo. Lì le scogliere non sono da costruire perché già ci sono, vanno, però, risistemate perché con gli anni si sono spinte verso il fondale e non fanno più il loro lavoro a dovere. Oltretutto la necessità di scogliere operative al 100% i balneari l’avvertono ancor più chiaramente da quando è stato rimesso a nuovo il pennello alla Conca D’oro perché quel pennello il suo lavoro lo fa eccome: rallenta l’erosione e il mare concentra le sue forse poco lontano, verso Viareggio, proprio nella fatidica vasca che di protezione, invece, ne ha poca. E che da sei anni chiede un intervento di ripristino dei pennelli. Intervento da realizzare via mare, con un pontone.
Ma chi lo stabilimento balneare ce l’ha altrove, sul cronoprogramma ha tutt’altra opinione e contesta la scelta - per altro non nuova - di realizzare le opere a ponente scoprendo alla forza erosiva - questo l’argomento - il versante di Levante. A tremare sono i balneari di Ronchi, quelli che, negli anni scorsi, hanno visto cedere le casette come tessere del domino: il pensiero che si lavori a ponente li mette in allarme.
Senza dimenticare che - e questo è ancora un altro piano della complessa questione - il progetto prevede anche il prolungamento dei pennelli già esistenti. Lo scorso anno, infatti, passati di moda i geotubi, sono state create, o risistemate le buone vecchie scogliere, quelle che da decenni dimostrano di saper fare il loro lavoro. Otto barriere in sasso fino al bagno Oliviero. Da lì, però, più nulla e, a fare da ultimo baluardo allìerosione, c’è la paratia al fiume Versilia, quella che delimita il Beach Club. Ma tra quella paratia e l’ottavo pennello, il mare ha confermato che se non trova ostacoli diventa vorace e si mangia granelli di sabbia e metri di arenile. Gli stabilimenti immediatamente dopo l’ottava scogliera hanno visto ridursi la spiaggia.
E adesso temono che i lavori di prolungamento dei pennelli esistenti aggravino il fenomeno. Non a caso i hanno chiesto - disposti anche a metter fuori la loro quota parte - di valutare la fattibilità di altri 4 pennelli ex novo, dall’Oliviero alla paratia del Versilia, appunto.
Un quadro complesso con esigenze diverse in ballo e la Provincia a fare da interlocutore e intermediario. Trovare la quadra è condizione necessaria, aspettare sarebbe controproducente e quella del 2016 deve essere l’estate dell’addio definitivo a ruspe, camion e operai. Qualcuno dovrà mettersi in fila e accettare di essere secondo a meno che non si tagli il nastro in due cantieri in contemporanea.
Chiara Sillicani
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