Gioco
Dietro quei visi tranquilli decine di milioni di morti
Nell’immagine giovani reclute e veterani, anche soldati con tratti mongoli tutti gli uomini che Kesselring riuscì a recuperare da altri fronti
di CORRADO BENZIO
Difficile immaginare cosa nascondevano quei sorrisi, quelle facce sollevate, quei visi così lontani dagli sguardi stralunati dei loro commilitoni. Quelli che spararono, uccisero e fecero anche altro a Sant’Anna di Stazzema, alle fosse del Frigido, a Vinca e Bardine S. Terenzo. Di tante foto che il Tirreno pubblica e regala ai suoi lettori per un certo senso questa è la più impressionante. Non perché sveli crudeltà, ingrandisca morti, amplifichi lutti e dolori. Ma proprio la tranquillità di un esercito che l’8 maggio del 1945 si arrenderà alla fine al mondo. Un esercito, quello tedesco, che ha provocato 30 milioni di morti _ fra soldati e civili _ solo nell’Operazione Barbarossa, ovvero nell’attacco all’Unione Sovietica. Senza contare gli stermini nei paesi dell’Est, dalla Jugoslavia alla Polonia. E senza contare, naturalmente, i 6 milioni di ebrei sterminati nei campi di concentranento. Dove trovarono la morte anche zigani, rom, omosessuali. handicappati, malati di mente, «semplici» avversari politici, come quei cattolici che si oppossero al Nazismo.
Per quei tedeschi che salgono sul camion il sollievo della guerra finita è tanto, ed è palese. Forse sulle loro coscienze non pesano Marzabotto e Boves , per parlare solo dell’Italia del Nord. Ma quelle facce che quasi sorridono all’obbiettivo del fotografo americano (le immagini arrivano dagli archivi nazionali di Washington) sono quasi agghiaccianti. Certo questa foto dice anche altro. Si vede un soldato con caratteri quasi mongoli, si vedono giovani reclute e vecchie matricole. Questo era l’esercito che il feldmaresciallo Kesselring riuscì a mettere in campo per difendere il Nord Italia dall’ultimo assalto, quello alla linea Gotica.
Nel cimitero di guerra germanico al passo della Futa a due passi da Barberino del Mugello le lapidi dei morti dicono molto di questi soldati con la divisa della Wehrmacht. Ci sono lapidi che ricordano caduti che non avevano compiuto ancora diciottanni. Ci sono lapidi per soldati di origine ucraina, turcomanna e anche tartara. In Italia Hitler schierò tutto quello che potè recuperare da altri fronti.- Fermo restando che l’obbiettivo primario era difendere le frontiere della Germania, dall’avanzata ad Est dell’Armata Rossa e ad Ovest degli Angloamericani.
Un esercito che seppe resistere. Disciplinato, ben armato e dai forti connotati – soprattutto nelle SS – ideologici. Questo in combattimento aperto contro il nemico. E poi, certo, ci furono le stragi di civili, le rappresaglie, i rastrellamenti. Tutto quello che la popolazione apuana dovette subire nei 20 mesi dell’occupazione. Gli sconfitti salgono su camion aperti (ai loro prigionieri toccavano invece i carri merce piombati), senza che nessuno – né gli Alleati, né la popolazione civile – meditasse vendette contro chi aveva seminato morte.
Salgono su quel camion, guidato da un soldato di colore, come se tutto fosse già passato. Ed invece per la Germania era tutto da iniziare. A partire dal processo di Norimberga fino alla ricostruzione.
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