La protesta
Marmo, il Parco contesta i frantoi
Nel mirino il progetto presentato dalla Walton per la Castelbaito Frateta
FIVIZZANO. Il progetto per l'installazione di un frantoio mobile per la macinazione del marmo presso la cava di Castelbaito Frateta, a Fivizzano, non solo non è sostenibile dal punto di vista del traffico, ma non servirebbe nemmeno a risolvere il problema per cui è stato proposto: quello di ridurre i ravaneti sulle montagne. A dirlo è il Parco delle Alpi Apuane, dando dieci giorni di tempo alla ditta, la Marmi Walton Carrara Srl, di presentare osservazioni in merito, oltre ai quali, il tanto contestato progetto cadrà in una bolla di sapone. E a quel punto si aprirà un altro nodo: quello dei ravaneti che continuano a crescere inesorabilmente, nonostante la cava abbia l'obbligo di smaltire i detriti.
Cuore del geoparco Unesco, un'area talmente protetta, in cui anche gli alpinisti hanno zone off limits per non disturbare la nidificazione dell'aquila reale. Lo stesso vale, o meglio valeva, per i frantoi, macchine macina marmo messe al bando dal parco nel 2009 con un'ordinanza che porta la firma del vecchio presidente dell'ente, Giuseppe Nardini. Nell'ottobre del 2014 viene riaperta la cava di Castelbaito Fratteta, il cui legale rappresentante è Amedeo Boiardi. Una miniera che, rispetto alle altre, produce molto scarto: circa 70mila metri cubi di escavato all'anno, di cui quasi 38mila detriti. Viene riaperta con una prescrizione di Arpat: quella di smaltire i detriti e rendicontarlo ogni sei mesi. Ma qui parte il cortocircuito. Di strade percorribili dai camion per portarli a valle, infatti, non ce ne sono: da una parte, lato comune di Fosdinovo, ci sono divieti di transito ai mezzi pesanti sulle due strade provinciali (una ai mezzi con portata superiore alle 25 tonnellate e l'altra a quelli con portata superiore alle 3 tonnellate e mezzo); dall'altra, lato Carrara, un'ordinanza del sindaco vieta il trasporto del materiale detritico, consentendo solo il trasporto dei blocchi di marmo. Da qui la decisione del Parco, nel febbraio del 2015, di approvare una delibera – con l'unico voto contrario di Riccarda Bezzi, del Cai, unica voce ambientalista nel consiglio direttivo del Parco - che va in deroga a quella del 2009, consentendo l'installazione di tre frantoi mobili in alcuni bacini marmiferi. La Marmi Walton Carrara Srl presenta un progetto che inizialmente sembrava andare avanti spedito, ma che ha visto una frenata all'ultima conferenza dei servizi del 24 luglio. Durante la riunione è infatti emerso che il progetto non prevede «alcuna misura di alleggerimento dei ravaneti esistenti» e non tiene nemmeno in considerazione l'obbligo di allontanare la “frazione fine”, ossia la polvere del marmo derivante dalla macinazione che non può rimanere invece in cava. Rimane poi il problema delle strade, dal momento che la Provincia ha confermato il divieto di transito nella provinciale di Fosdinovo, mentre il Comune di Carrara non si è mai pronunciato in merito. Questo significa: nessuna strada percorribile per smaltire i detriti. Tradotto: i detriti stanno rimanendo in cava, nonostante la ditta abbia l'obbligo di smaltirli e rendicontarlo ogni sei mesi.
«Le amministrazione devono mettersi seriamente intorno a una tavolo per capire se ci siano le condizioni per tenere aperta questa cava – commenta la consigliera Bezzi – Capisco l'importanza per il lavoro ma credo che non ci siano più i presupposti ambientali per andare avanti».
Melania Carnevali
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