Il Tirreno

Macché letto del fiume Questa è l’Amazzonia

di Melania Carnevali
Macché letto del fiume Questa è l’Amazzonia

L’appello degli alluvionati: pulite i torrenti o saranno guai

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MASSA. Da una parte ci sono fiumi, canali, torrenti nel territorio comunale ricoperti da vegetazione. Dall'altra progetti di adeguamento idraulico considerati «insufficienti».

E in mezzo, la paura, la brutta esperienza dei cittadini che, alla prima pioggia, rivivono l’incubo dell’alluvione. Ed ecco quindi che con l’avvicinarsi della stagione autunnale, partono puntuali allarmi, segnalazioni, polemiche preventive sulla manutenzione dei corsi d’acqua, che non c’è, e sul rischio idraulico, sempre alto. Il mirino in questi giorni è puntato soprattutto su Ricortola e Romagnano, le due zone a finire continuamente sotto il fango.

E sempre per gli stessi, ormai maledetti, corsi d’acqua. «Il progetto di adeguamento idraulico parziale del Fosso Cocombola in località Romagnano non è ritenuto sufficiente a mettere in sicurezza la zona e soprattutto a garantirla ai residenti che si dichiarano molto preoccupati  in vista dell'arrivo della stagione invernale», scrive infatti in una nota il consigliere azzurro, Stefano Benedetti.

«Il Comune - continua - sta procedendo con la messa in sicurezza del fosso, parancolando l’ultima parte del torrente, ma nessun intervento è previsto per il tratto dalla scuola di Romagnano al ponticello successivo». Il consigliere sostiene che i due ponti rappresentino «una pericolosa strettoia» e accusa il Comune di «essere intervenuto a metà» sul corso d’acqua. Critiche piovono poi anche sul comitato di cittadini nato in seguito alla alluvione che, secondo Benedetti, tace per “motivi politici”, essendoci «all’interno dello stesso - dice - note figure politiche che orbitano intorno alla maggioranza del sindaco».

E così - fa sapere il forzista - è stato costituito un altro comitato «libero di agire per mettere in campo una serie di iniziative con l’obiettivo di arrivare  a mettere in sicurezza tutto il Fosso Cocombola e nel contempo per denunciare senza nessun timore il comportamento dell’amministrazione comunale». Peccato che sia un comitato altrettanto politico, dal momento che è stato costituito da Manuela Angeli, di Fratelli d’Italia. Intanto anche sui social network è partito il tam tam di segnalazioni “anti dissesto”: tombini pieni, vegetazione incolta, interventi non eseguiti a regola d’arte (chiaramente all’occhio del cittadino).

«In via delle pinete sul ponte nuovo, questo sarebbe il canale Ricortola. No, è la foresta amazzonica, dove scorre l’acqua quando arriverà forte», scrive un utente nella pagina del comitato degli alluvionati di Ricortola, allegando anche la foto del corso d’acqua ricoperto di erba. E vai poi di altre foto di tombini ricoperti di verde. «Siamo proprio sicuri - scrive un altro cittadino - che i nuovi ponti sul Ricortola saranno la soluzione del problema, visto che di dragaggi, ampliamento degli alvei e rinforzo degli argini non vi sono tracce significative lungo lo stesso corso d’acqua e in tutti quelli della zona che va da Bondano a Lavello?».

E ancora: «Quanto alle opere che si stanno facendo in zona Romagnano, nonostante che lì le opere in corso sembrino notevoli, ho espresso la mia perplessità al presidente del Comitato in ordine al canale appena realizzato lungo l’Aurelia, nei pressi dell’incrocio con via del Melaro. Chiunque può rendersi conto che il nuovo canale presenta un’assurda svolta a 90 gradi, proprio accanto all’imbocco di via del Melaro».

Intanto da Legambiente arrivano chiarimenti in merito al verde sui corsi d’acqua: «Dopo le alluvioni e i disastri che continuano a causare nel nostro Paese, purtroppo ci sono ancora troppo spesso mistificazioni- commenta Giorgio Zampetti, responsabile scientifico dell’associazione nazionale - In particolare i falsi alibi della mancata escavazione in alveo e pulizia fluviale non fanno che distogliere dalle cause reali degli eventi. Da ricercare invece nell’aumento dei fenomeni meteorologici estremi, aggravati dalle decisioni scellerate di urbanizzazione realizzate negli ultimi decenni che hanno reso il territorio sempre più vulnerabile. Oggi si parla spesso di fiumi sovralluvionati (ovvero con un eccesso di sedimenti) o con troppa vegetazione spondale che incrementa il rischio. Ma la realtà è molto diversa. Gli interventi di “pulizia fluviale” - continua l’esperto - sono il più delle volte “controproducenti” dal punto di vista idraulico. La vegetazione in alveo, infatti, svolge due utili funzioni: intercetta e trattiene parte degli alberi portati in alveo dalle frane e accresce l’attrito e riduce perciò la velocità della corrente e la sua forza distruttiva. L’unico intervento ragionevole di manutenzione in alveo è la rimozione mirata dei singoli esemplari arborei morti o pericolanti, evitando il taglio a raso che oltretutto elimina completamente la vegetazione, e quindi gli habitat di molti animali. Nei piccoli torrenti che attraversano centri urbani è invece spesso necessaria una manutenzione più intensa e frequente, il più delle volte perché, in maniera irresponsabile, sono stati costruiti ponti con luce insufficiente».

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