Il Tirreno

«Il nuovo porto ucciderà il turismo»

di Melania Carnevali
«Il nuovo porto ucciderà il turismo»

Bagni, alberghi & C. della costa fatturano 2 miliardi, mentre lo scalo risulta in perdita

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MASSA CARRARA. «Non ha senso ampliare un porto commerciale in perdita, con il rischio di perdere anche l'unica grande risorsa economica del territorio: il turismo». È il senso dell'incontro che si è tenuto ieri all'Hotel Villa Undulna del Cinquale organizzato dall'associazione I paladini apuoversiliesi, attiva sul territorio dal 1999 in difesa proprio della costa, che lentamente finisce sotto il mare. Questa volta il “nemico” è il piano regolatore portuale, che prevede la realizzazione del porticciolo turistico tra la foce del Lavello e del Carrione, l'ampliamento dello scalo commerciale con il raddoppio del piazzale Città di Massa e il Waterfront. Altro cemento che fa paura: a Carrara per le possibili alluvioni, da Massa verso Viareggio per l'erosione.

«Noi chiediamo conferme circa il rischio di erosione – spiega la presidentessa dell'associazione, Orietta Colacicco – e nessuno e niente ci sta rassicurando in merito. Nessuno può garantirci che con l'ampliamento del porto non si amplifichi anche il fenomeno erosivo. E allora non si devono portare avanti progetti che potrebbero essere dannosi». Il loro non è un secco “no” al piano; è più una riflessione su quello che potrebbe accadere nel territorio nel caso tutto il piano venisse veramente realizzato. Per questo è stato organizzato l'incontro, a cui ha partecipato anche lo stesso presidente della Porto Authority marinella, Francesco Messineo, più amministratori locali apuani. balneari, geologi e anche qualche cittadino preoccupato per la propria spiaggia. «Ho qui una foto degli anni Sessanta – racconta un non residente con la seconda casa in Partaccia – Ero sulle spalle di mio babbo e davanti avevo una spiaggia enorme. Che ora non c'è più, per colpa del porto. Ora non possiamo più sbagliare». I Paladini apuoversiliesi mettono sul piatto il valore turistico del territorio.«Da Carrara fino a Viareggio – continua la presidentessa – si vive di turismo. E allora bisogna mettere sul piatto della bilancia il suo valore con i benefici che potrebbe portare il progetto del porto. Da una parte abbiamo il fatturato delle strutture ricettive della costa che si aggira intorno ai 2 miliardi l'anno, a cui si aggiungono gli stabilimenti balneari e tutto l'indotto dei ristoranti, bar, negozi. Dall'altro un porto commerciale che ci risulta essere in perdita. Abbiamo chiesto i numeri ma non ce li hanno dati».

I Paladini citano anche un vecchio documento risalente al 1870 dove Lizzoli esortava la città a non costruire il porto che avrebbe portato via 52 passi di sabbia. Inascoltata Cassandra, il porto è stato realizzato e adesso si parla di ampliamento.«Se perdiamo la spiaggia perdiamo tutto – continuano dall'associazione – Consideriamo i non residenti che hanno qui la seconda casa e che fanno parte di quel turismo familiare stanziale, che trascorre tutta l'estate in zona: se vedono il loro patrimonio immobiliare perdere valore, con la perdita della spiaggia, vendono, se ne vanno e non tornano più. E tutto il tessuto economico ne risente» . Dall'associazione chiedono quindi di eliminare dal progetto il pennello di 150 metri alla foce del Carrione previsto nel Water Front, lasciare due banchine per il commerciale e dedicare il resto del porto al turistico.«Marina di Carrara non deve invidiare Montecarlo», chiosa la Calacicco. Da Messineo arrivano rassicurazioni:«Il piano regolatore – dice – è come un piano strutturale della città: dà una cornice, linee guida da seguire nell'arco di vent'anni. Non è che domani abbiamo il porto come nel piano regolatore. Ho speso gli ultimi tre anni dietro un progetto e vi assicuro che l'opzione zero, quindi no al progetto, significhi altra erosione. Con il progetto non ci sarà».

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