Gioco
I commercianti: Aiuto, oltre l’Aurelia a Massa siamo già in periferia
Parlano i negozianti: ma il fatturato non lo fa il centro storico
MASSA. Si insinua tra case e palazzi, “scorre” di fronte a bar e negozi, taglia la città. E non è un fiume, ma la lunga lingua d’asfalto dell’Aurelia. Il sopra e il sotto, il centro e la periferia.
Le due anime della città e della sua economia. I due volti del commercio perché - parola di negoziante - lavorare dentro o fuori dal centro storico, significa puntare a target diversi, proporre prodotti diversi, fidelizzare i clienti con diverse strategie di mercato. Chi il negozio ce l’ha - e magari da decenni - oltre l’Aurelia davvero non si sente di serie B, ma di serie B giudica l’attenzione e le politiche riservate dall’amministrazione a quella parte di città che si sviluppa da via Bastione verso mare. Logica chiarissima: il contributo all’economia arriva dall’Aurelia in giù, ma le energie di Palazzo civico si concentrano solo sul centro storico. E, in effetti, le vie del centro sono gioielli con un fiorire di attività (bar in primis)e nuovi negozi. Bastano due passi e il quadro è bene diverso: fondi sfitti, serrande abbassate e un’infinità di cartelli fosforescenti con la scritta “Affittasi” o “Vendesi”.
Il condominio Cristallo, all’imbocco di via Marina Vecchia (all’Oviesse, per capirci), è l’esempio che chiarisce il concetto. Che quella posizione valga oro lo dimostra il fatto che lì abbiano aperto i nomi storici del commercio locale: Oscar Conti, Begotti, Oleggini, Barlucchi. Imprenditori che hanno fatto - e fanno - la storia del settore. E che da lì non se ne vanno, nonostante le difficoltà e 11 fondi sfitti a fare da triste cornice alle loro attività.
Oscar Conti al Cristallo ha uno dei suoi due punti vendita di calzature, è sulla piazza da 30 anni, ha portato in città alcuni dei brand più prestigiosi e si concede un’analisi a 360 gradi: «Ho proposto alla città - ricorda - marchi come Givenchy o Céline. Fino a sei o sette anni fa, Massa rappresentava una piazza commerciale importante, conosciuta anche negli showroom milanesi, richiamo per la Liguria, la Lunigiana, Carrara. Certo - ammette Conti - la crisi ha fatto la sua parte e il settore è, per sua natura, soggetto a cicli storici, ma non possiamo negare che dall’Aurelia in giù la presenza dell’amministrazione non c’è. E, per averne la conferma, basta dare un’occhiata ai lampioni: alle sette di sera la passeggiata di viale Chiesa è già buia». Poi la stoccata: «I grandi nomi del commercio, quelli che maggiormente contribuiscono al fatturato del settore, sono dall’Aurelia in giù, ma l’amministrazione gli unici investimenti li fa nel centro storico». Eppure in centro Conti non si trasferirebbe: «Non è quella la soluzione, le vie storiche - è dimostrato dall’esperienza - funzionano per il food, non per il commerciale». E se il commerciale regge fuori dal centro - questa la conclusione - anche fuori dal centro devono arrivare opere e iniziative. Il resto - parola di Conti - lo fanno l’ esperienza, la professionalità, la qualità del prodotto e la fidelizzazione.
Daniela Begotti, titolare della omonima pelletteria, continua a pensare che la zona scelta per il suo negozio sia di valore, ma riconosce che «l’azione del Comune oltre l’Aurelia non c’è». E si affida all’esempio: «Lungo via Marina Vecchia ci sono i cassonetti, poco distanti da noi: da anni chiediamo che siano sostituiti con un’isola ecologica», ma l’isola non c’è. «La stessa piazza Garibaldi non è trascurata, invece la continuità, anche nell’arredo urbano, è fondamentale». Condivido la valorizzazione del centro storico - prosegue - purchè non si concentrino lì tutte le energie». Vale a dire: il centro non finisce con il Teatro (per voler includere anche via Bastione), nè con l’Aurelia.
Vanda Mancastroppa è la titolare del negozio di abbigliamento “Melograno”, aperto da 30 anni. Adesso fa i conti con la crisi e con «l’assenza dell’amministrazione. Un’assenza - rincara - che ha fatto della zona al di sotto dell’Aurelia pura periferia. Io stessa - riferisce - ho raccolto firme, cercato di creare un soggetto che interagisse con le istituzioni, ma nulla. Da queste parti - conclude - il sindaco non l’ho mai visto, penso spesso se la soluzione sia spostarmi...».
Spostarsi per sentirsi vicino al centro, al Palazzo, alle decisioni. Con la certezza comunque che la città sia una e che il centro vada oltre le strade storiche e le sue due piazze.
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