Il Tirreno

La piccola Chiarina e i suoi fratelli nell’inferno di Forno

di Alessio Profetti
La piccola Chiarina e i suoi fratelli nell’inferno di Forno

13 giugno 1944: «Avevo 13 anni: arrivarono in paese e un italiano ordinò “fuori fuori”. Poi le mitragliatrici...»

4 MINUTI DI LETTURA





MASSA CARRARA. Gli occhi che parlano sono quelli di una bambina. Chiarina non è un nome di fantasia, Chiarina è esistita ed esiste veramente. Nel 1943 era la quarta di otto tra fratelli e sorelle, troppo piccola per capire la violenza degli uomini ma abbastanza coraggiosa per riuscire ad affrontare la ferocia della loro assurda guerra. «Quando mio babbo venne chiamato militare - racconta Chiarina Fruzzetti, sopravvissuta alla strage di Forno del 13 giugno del 1944 - avevo nove anni, da lì cominciai a immaginarmi cos'era la guerra. Io non capivo, mio babbo non era in guerra con nessuno, ma c'era la guerra e lui dovette partire»». Abitava a Forno Chiarina, ma la fame la portò giù a Turano con tutta la sua famiglia: «I miei genitori dovevano sfamare tutti, eravamo in undici, lì avevamo i campi da coltivare». Poi arrivarono i bombardamenti, il boato che nella notte sveglia, distrugge e uccide tutto quello che incontra: «Avevamo paura, però ormai avevamo seminato, non potevamo lasciare le terre, dovevamo fare il raccolto per mangiare. Mi ricordo che si mangiava certi pentoloni di minestrone, non c'era che quello. La mia sorella più grande Anna e il mio fratello Fernando rimasero con i miei genitori... (prende un respiro Chiarina, poi riparte)...l'altro mio fratello Adolfo lo avevano già portato via i tedeschi in Germania». Così, come un romanzo, la storia di Chiarina prosegue per ritornare a Forno, stavolta sola con i suoi fratelli più piccoli: «I miei genitori me li affidarono per farci scappare dalle bombe. Io ero la più grande - racconta Chiarina - avevo tredici anni, il mio fratellino più piccolo aveva poco più di un anno. Per portarci da mangiare mio babbo e mia mamma salivano su a piedi quasi tutti i giorni». Poi il 13 giugno del 1944 arrivarono. I tedeschi arrivarono sulle camionette sparando in aria e verso le case. Fecero uscire tutti dalle abitazioni, donne, uomini e bambini, poi cominciarono a radunarli. «Avevo la cucina di fronte alla strada - continua Fruzzetti - mi ricordo che un italiano venne a bussare alla porta, io ero con il mio fratellino in braccio, era mezzo nudo, l'italiano urlava “fuori, fuori”, per fortuna un soldato mi ha visto e mi ha fatto segnale di rientrare. Appena sono riuscita con tutti i miei fratelli c’era ancora questo italiano che mi fissava, poi mi ha sparato tre quattro colpi ai piedi...le schegge...le schegge dei sassi partirono dappertutto mentre i miei fratelli dietro di me mi guardavano in silenzio». Quel giorno Chiarina capì cos'era la guerra. «Ci presero tutti, ci presero e ci fecero camminare..non abbiamo fatto neanche in tempo a mangiare, mi portarono via il pane, la pentola...Mentre si camminava cominciarono a passare dei feriti..chi la gamba, chi la testa...quanti erano…andavano giù verso la caserma». Poi la conta, i tedeschi iniziarono a contare, anzi a scegliere: chi doveva partire, chi poteva restare e chi doveva morire. A Forno quel giorno vennero uccise 68 persone, altre 51 vennero deportate. «Ci fecero fare la via del cimitero lì al ponte, poi sentii il mitragliatore...iniziarono a sparare...c'era il parroco che correva qua e là, ascoltava tutti e dava la confessione...mi ricordo un ragazzo del Vergheto, erano tre fratelli, uno di diciassette anni lo avevano scartato ma è voluto andare con i suoi fratelli, sono morti tutti e tre». É piccola Chiarina, ma forte, forte per davvero. Così decise di abbandonare la città, di scendere piano piano senza farsi sentire né vedere. Mentre i soldati continuavano a fare i gruppi e a scegliere chi poteva vivere e chi doveva morire, prese per mano i suoi fratelli, quello più piccolo in braccio, e incominciò a camminare: «Ci abbiamo messo delle ore per arrivare a Turano - racconta Chiarina con gli occhi che brillano. Chissà cosa pensavo…ormai non mi interessava più nulla, non mi interessava se c'era il coprifuoco, ho attraversato Massa, la città era deserta, non c'era niente e nessuno. Quando siamo arrivati mia mamma non credeva ai suoi occhi, urlava “no, non è vero, non è vero” e gridava e poi piangeva mentre ci veniva incontro. Non lo dimenticherò mai».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web