Attenzione
Giancarlo Cimoli, la condanna fa clamore
L’ex presidentte di Alitalia è originario di Fivizzano dove spesso tornava per visite di famiglia
FIVIZZANO. La notizia della condanna di Giancarlo Cimoli da parte della sesta sezione penale del Tribunale di Roma, che ha sentenziato per l'ex presidente e amministratore delegato della vecchia Alitalia, otto anni e otto mesi di reclusione più un cospicuo risarcimento per il crac della compagnia aerea, ha destato molta impressione e anche un pizzico di delusione a Fivizzano.
Qui infatti Giancarlo Cimoli è nato il 12 dicembre del 1939 ed era considerato un orgoglio, un uomo di ingegno e di capacità, che nella sua carriera aveva diretto le più importanti aziende nazionali. Di lui si ricorda in particolare che nonostante la carriera non si era dimenticato delle sue origini e, quando ha poteva, raggiungeva Fivizzano. Qui infatti ha trascorso si può dire gli anni più belli della sua giovinezza e ancora qui sono sepolti i genitori: il papà Renato Vittorio e la mamma Nella Ginesi, originaria di Verrucola. E nella cittadina fivizzanese risiedono ancora molti suoi parenti. Il nonno paterno Carlino detto "Carlin" abitava in via Giulia ed era molto conosciuto perché faceva il sarto. Mentre la nonna Ersilia Agata Pinelli, originaria di Mommio, era un'abilissima cuoca e all'epoca veniva chiamata nelle case in occasione di matrimoni e comunioni per preparare pranzi e torte. In molti vollero salutarlo nella sua apparizione pubblica in occasione di una edizione di Sapori. Era maggio del 2003. Moltissime persone, perlopiù fivizzanesi, nell'occasione erano convenute nel giardino dell'ex convento degli Agostiniani, per stringersi attorno all'illustre concittadino. Visibilmente emozionato, Giancalo Cimoli, che era accompagnato dalla moglie Gabriella, in quella occasione accolse con piacere i doni che gli vennero offerti, tra i quali un quadro raffigurante la Madonna di Reggio, patrona di Fivizzano e il certificato della sua nascita.
«E un piacere tornare a Fivizzano - disse - per incontrare parenti e amici. Erano circa 5 anni che non tornavo, venivo normalmente per andare a far visita ai miei cari al cimitero. È una grande emozione ricordare quando vivevo in via Giulia: era tempo di guerra e mi rammento quando portavano i buoi ad abbeverare alla fontana».
Cimoli, uomo potente, nella sua Fivizzano era apparso semplice e umile, si era detto legato alla sua città e si commosse vedendo attorno a sé tanto interesse. E quando giunse il momento di andarsene, salutò dicendo: «Ciao a tutti i miei concittadini. Ora me ne torno a Roma a fare il ferroviere».
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