Il Tirreno

«Quello sfratto non era arbitrario»

«Quello sfratto non era arbitrario»

Trovò la serratura cambiata, il giudice dà ragione al Comune e respinge il ricorso

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CARRARA. Sfratto contestato: il giudice dà ragione al Comune e rigetta il ricorso dell’inquilino.

Una vicenda delicata ma, allla fine dovrà lasciare l’alloggio comunale dove risiedeva da 3 anni, il 44enne carrarese che aveva accusato gli uffici del Settore Sociale di avergli recapitato uno sfratto “arbitrario”.

Lo ha stabilito il giudice Domenico Porvenzano rigettando il ricorso dei legali dell’uomo contro il provvedimento del municipio.

La storia finita davanti al giudice risale allo scorso maggio quando l’uomo rientrando a casa ha trovato la serratura cambiata: l’abitazione in questione è gestita dall’Ufficio Politiche Abitative del Comune di Carrara e si trova nei pressi della Casa di Riposo Regina Elena, in via Don Minzoni.

Davanti al provvedimento del municipio, il 44enne aveva affermato di essere stato allontanato “senza giusta causa” dall’alloggio che – aveva raccontato ai suoi legali - era stato assegnato a lui e all’anziano padre a seguito del crollo della palazzina in via Carrione, dove i due vivevano.

Una versione fin da subito contestata dai vertici del ufficio Politiche Abitative, secondo i quali l’uomo, non solo non avrebbe mai avuto la residenza nell’edificio crollato ma non avrebbe mai nemmeno chiesto nè tanto meno ottenuto l’assegnazione di un alloggio popolare.

Secondo i vertici di via Solferino, infatti, l’abitazione di via Don Minzoni sarebbe stata assegnata esclusivamente al padre del 44enne, in quanto residenza “annessa” alla Casa di Riposo e riservata alle persone anziane. Proprio sulla base di queste considerazione l’amministrazione si era opposta al rciorso presentato dai legali del 44enne.

E la versione dellUfficio Politiche Abitative è stata condivisa anche dal Tribunale di Massa che dopo gli accertamenti del caso ha dato ragione al municipio. «L’uomo aveva occupato l’alloggio senza titolo producendo un contratto non rilasciato dal Comune» spiegano dagli uffici di via Solferino, aggiungendo che il giudice non solo ha rigettato il ricorso ma ha trasmesso il fascicolo al pubblico ministero «affinché valuti la sussistenza di estremi di reato nelle condotte descritte in motivazione».

Il sospetto è che l’uomo, pur di tenersi l’abitazione, abbia modificato illecitamente il contratto. Ma quella che non cambia è la sostanza: lo sfratto per il tribunale, non è stato arbitrario.

Cinzia Chiappini

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