Il Tirreno

Provincia, in 70 passano alla Regione 30 i pre-pensionati

Provincia, in 70 passano alla Regione 30 i pre-pensionati

A gennaio il trasferimento dei dipendenti di Palazzo ducale Molti andranno nei Comuni, smembrata la polizia provinciale

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MASSA. Dipendenti della Provincia: più di settanta andranno negli uffici della Regione. Nell'ammasso di leggi e decreti che da mesi ormai stanno avvolgendo la pubblica amministrazione nella tagliola del rinnovamento e del risparmio, sembra proprio che il futuro dei dipendenti della Provincia (o “area vasta” dir si voglia) di Massa Carrara stia assumendo i contorni di una corsa contro il tempo. Tra il taglio dei costi e la sostenibilità dell'ente il vero problema però è capire quale sarà la sorte per i servizi ancora nelle funzioni della struttura e, ovviamente, per tutto il personale che ci lavora. .

L'unico dato certo, per ora, sembra essere il trasferimento di circa settanta dipendenti all'interno degli uffici regionali (probabilmente a gennaio) sulla base di un accordo siglato tra Provincia e Regione Toscana. In particolare si tratta dei dipendenti occupati nelle funzioni in materia di agricoltura, caccia e pesca, orientamento e formazione professionale, ambiente e energia, osservatorio sociale e strade regionali. Probabile anche il trasferimento di un'ulteriore unità impiegata nella funzione di antincendio boschivo.

Ma dove andranno (fisicamente) questi lavoratori? «Sarà la Regione – spiega il responsabile della funzione pubblica della Cgil Silvano Leoni – insieme alla Provincia, ad individuare quali immobili potranno diventare di proprietà regionale e mantenere quindi eventuali uffici sul territorio». Nessuno spostamento in vista dunque. Che fine faranno gli altri uffici? Rimane il nodo di tutto quel personale impiegato nei così detti uffici trasversali, ovvero quelle persone impiegate in servizi amministrativi (non specifici) di supporto e funzionali a tutto l'ente: «Si parlava di un bando – continua Leoni – ma questa è una partita ancora ferma. Non sappiamo ancora quanti lavoratori verrebbero presi e dove potrebbero essere collocati, oltretutto c'è il rischio reale che queste persone possano subire un qualche spostamento».

Come è ancora sospesa tutta la questione sul futuro del Centro per l'impiego: sempre più certa la creazione di un'agenzia nazionale con diramazioni regionali in parte finanziate dallo Stato. Per ora il Centro rimane sotto la Provincia, compresi i costi del servizio e del personale, garantiti (almeno) fino alla fine dell'anno. Altro discorso per la Polizia provinciale (una quarantina di persone insieme a quelle del Centro per l'impiego) che potrebbe venire “spacchettata” e riassorbita tra Regione e Comuni: «E' in atto una verifica a livello regionale su quelle che sono le vecchie competenze della polizia – spiega il presidente della Provincia Narciso Buffoni – nel caso si mantengano le funzioni di guardia ambientale, in particolare per quel che attiene il patrimonio idrico, il passaggio è alla Regione, altrimenti il trasferimento potrà avvenire all'interno dei Comuni», oppure rimanere nell'attuale ente.

Prepensionamenti. Nel giro di due anni – spiega la Cgil – una parte dei dipendenti accederà alla pensione (ante-Fornero): sono più di trenta infatti i dipendenti per i quali sono già state avviate la procedure con l'Inps e vedranno terminare il proprio rapporto di lavoro con l'ente tra quest'anno e l'anno prossimo. Il passaggio ai Comuni. Al momento sono solo tre le amministrazioni comunali che hanno manifestato interesse per poter assorbire i dipendenti della Provincia: Massa, Carrara e Montignoso. Diverse poi le modalità avviate per i trasferimenti: se Massa ha scelto la strada della mobilità attraverso bando, Carrara e Montignoso hanno optato per i comandi, distaccamenti che di fatto verranno poi trasformati in mobilità. «Su Massa si parla di circa di una ventina di posti – spiega il responsabile Cgil – Carrara ha ragionato su una decina per l'anno in corso ma per ora il numero sarà molto più basso, le procedure sono ancora in corso, probabilmente saranno solo una quindicina quelli che effettivamente si sposteranno».

A complicare il tutto però si inserisce il decreto legge del ministro Marianna Madia sulla mobilità del personale delle province. Alla firma della Corte dei Conti e in attesa di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, secondo i sindacati il decreto si inserisce pesantemente nel percorso di riorganizzazione di tutto il personale dell'ente. «Lo schema – illustra Leoni – prevederebbe l'istituzione di una piattaforma all'interno della quale l'amministrazione provinciale dovrà mettere nominativamente e funzionalmente tutti dipendenti in soprannumero (ovvero chi sa già dove verrà trasferito e chi non ha ancora una collocazione). Così salta la possibilità di poter mantenere un percorso più concordato e ragionato. All'interno della piattaforma gli enti metteranno poi i loro posti vacanti e scoperti e così avverrà l'incontro tra domanda e offerta, con il rischio che, se non ci fossero posti vicini disponibili (la territorialità verrà comunque garantita), i lavoratori dovranno spostarsi». Insomma un vero e proprio percorso ad ostacoli che di fatto obbliga l'ente a fare scelte ancora non definite, la Provincia comunque assicura che sta facendo il possibile per tutelare tutti i dipendenti: «Stiamo ultimando la definizione della dotazione organica ottimale dell'ente. Sì è una corsa contro il tempo – afferma Buffoni – ma ormai in questi ultimi mesi ormai ci siamo abituati».

Alessio Profetti

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