La manifestazione
Alluvione, il processo inizia a metà
Si sono costituiti parte civile cinque parenti delle due vittime. Citati come responsabili del disastro Comune e Provincia
AULLA. È durata un’oretta la prima udienza del processo sull’alluvione di Aulla del 2011, una seduta tecnica interrotta per due nuove costituzioni di parte civile. Chiedono un risarcimento la nipote minorenne di Claudio Pozzi (una delle vittime), 60 anni, e altri due parenti di Enrica Pavoletti (altra vittima), 78 anni. L’uomo era annegato all’interno del suo garage, la donna era stata trascinata via dalla piena del Magra a bordo della sua auto. Non solo: verranno citate come responsabili civili sia il Comune di Aulla sia la Provincia di Massa Carrara. Il giudice Giovanni Sgambati così ha rinviato al 16 novembre, quando verrà calenderizzato buona parte del procedimento. Alla sbarra l’ex sindaco di Aulla, il senatore Lucio Barani, i dirigenti della Provincia di Massa-Carrara Giovanni Menna, Gianluca Barbieri e Stefano Michela (indagato anche per il crollo dell’argine del Carrione del 5 novembre 2014 a Carrara), Roberto Simoncini, sindaco aullese nei giorni dell'alluvione e il vicesindaco Gildo Bertoncini, Giovanni Chiodetti, ex assessore comunale alla Protezione civile e i dirigenti del Comune Franco Testa, Giuseppe Lazzerini, Mauro Marcelli e Ivano Pepe.
L’accusa, inchiesta è stata condotta dal sostituto procuratore Rossella Soffio, ruota intorno a tre elementi: la cassa di espansione di Chiesaccia che secondo la procura «invece di contenere l’acqua uscita dal fiume Magra, la scaricò con forza inaudita su Aulla», la mancata comunicazione dello stato di allerta alla popolazione e l’ampliamento dell'urbanizzazione di Aulla, avvenuto a partire dagli anni Novanta, anche nell’alveo naturale del Magra.
Ieri il rinvio era stato chiesto anche dai collaboratori dell’avvocato Marco Valerio Corini, che difendeva Simoncini.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
