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Rifondazione: smantelliamo Gaia

Rifondazione: smantelliamo Gaia

L’appello a Rossi e ai sindaci per cambiare la gestione

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CARRARA. Rispettare il referendum del 2011 che ha sancito la pubblicità dell’acqua, anche attraverso l’eliminazione dei carrozzoni a cui è affidata la gestione della rete idrica e finanziando il servizio attraverso la fiscalità generale, con tariffe più eque e la garanzia di un quantitativo minimo garantito, pari a 50 litri al giorno. È quanto chiedono i coordinamenti comunali di Massa e di Carrara di Rifondazione Comunista, in un appello di cui si sono fatti portavoce Nicola Cavazzuti e Piero Marchini e indirizzato all’amministrazione regionale, ma anche alle assise delle due città che hanno sottoscritto non molto tempo fa impegni nero su bianco. «L’esito referendario sull’acqua pubblica non viene rispettato, lo vogliamo ricordare al presidente Enrico Rossi e ai sindaci dell’assemblea di Gaia» ha spiegato Piero Marchini. L’idea di Rifondazione è chiara: amministrare Gaia non con le logiche di una spa, ma come una vera azienda pubblica che pensi soprattutto a tutelare i cittadini. Non solo: secondo Rc «il rincaro tariffario, che da qui al 2017 si attesterà su un più 30/40%, è causato dai costi legati alle eccessive e continue consulenze richieste da Gaia e da un sistema di gestione interna che negli anni ha sofferto di elefantiasi». Il percorso da seguire è chiaro: ridare centralità ai cittadini perché, lo diceva quattro anni fa lo slogan referendario, l’acqua è un bene pubblico. (c.ch.)

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