Finanza
Torna a splendere la Frine
Il Comune vuole tagliare i cedri che sporcano di resina la statua del Buttini
CARRARA. È stato un trattamento estetico, a base di benzalconio, compresse imbevute di solventi organici, alchilalcossisilano e biocidi ma alla fine le “angherie” inferte hanno dato il risultato sperato in ottemperanza al celebre detto «chi bello vuole apparire un po’ deve soffrire». Destinataria del maquillage una signora ultraottantene dal fisco scolpito, nel senso letterale del termine: sì perché a essere sottoposta a una vera e propria terapia di bellezza è stata la “Frine” di Aldo Buttini, la statua in marmo posta in Largo 25 Aprile che accoglie i visitatori che arrivano in città. A curare e finanziare il restauro è stata la Galleria” Duomo” di Silvio Santini con un intervento da 20 mila euro realizzato dall’Ingegnere Antonio Baldini: un lavoro non semplice visto che la scultura era ricoperta da una spessa patina di sporco, provocato principalmente dai depositi di resinda caduta dagli alberi circostanti, da incrostazioni di particolato atmosferico, alghe e licheni. Per questo, proprio come un malato in carne e ossa, prima dell’avvio del restauro, Frine è stata sottoposta a un indagine diagnostica: «Abbiamo scoperto che le alghe erano penetrate all’interno del marmo e che l’esposizione agli agenti atmosferici aveva provocato l’effetto “marmo cotto”, a cui si era aggiunto uno spesso strato di resina depositato negli anni dai cedri circostanti» spiegano dalla Galleria “Duomo”. E’ scattato quindi un trattamento lungo e massiccio che ha riportato Frine ai suoi antichi splendori: ora la scultura appare finalmente bianca e luminosa ma il restauro non si è fermato solo alla parte marmorea. Nel corso dei lavori infatti sono stati ripristinati sia i giochi d’acqua all’interno della fontana sia l’illuminazione. E per evitare che l’opera di qui a breve sia di nuovo ricoperta da uno strato di resina, gli alberi circostanti verranno tagliati e sostituiti con piante più compatibili con la presenza della scultura. Il tutto con il nulla osta della soprintendenza dei Beni Artistici e Architettonici.
Cinzia Chiappini
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