Il dolore
Mense, ecco come si mangia
Il Comune fa il punto: menù, quantità e qualità. Tutto quello che c’è da sapere
MASSA. Il pranzo è servito. Da lunedì (al più tardi dal prossimo) le mamme possono evitare di mettere l’acqua al fuoco quando suona mezzogiorno: le mense riaprono i battenti e la pastasciutta si mangia a scuola. Tutti a mensa gli alunni delle primarie eccetto quelle dell’istituto comprensivo Alfieri - Bertagnini e via La Salle. Quelle scuole, come le medie e l’infanzia, partiranno il 28.
Così prima che le portate arrivo sul tavolo, il Comune fa il punto su cosa finisce nei piatti dei piccoli massesi: qualità, quantità, provenienza, menù. Lo scorso anno la gestione del servizio è passata di mano: la Cir Food ha lasciato il testimone alla Gazzoli. E qualche problema nella fase d’esordio c’è stato: contestazioni per la carne croata, polemiche per un sospetto granello di vetro (si è rivelato sale grosso) nella pasta. Così adesso che si accendono i fornelli, l’amministrazione ci tiene a spiegare che sulle mense l’attenzione e le forze sono massime. A mangiare tra i banchi sono i piccolini del nido, i colleghi della scuola di infanzia, i bambini della primaria e i più grandicelli della delle due medie - Don Milani e Ferrari - con il tempo pieno.
Punti cottura e pasti veicolati. Il Comune ha mantenuto i 22 punti di cottura esistenti. Hanno la cucina 4 nidi (Villette la condivide con la scola di Infanzia) e 19 scuole. Il pasto è veicolato in un nido e 5 scuole. Lo scorso anno il servizio ha garantito una media di 3.000 pasti il giorno, per un totale di 387.056 pasti nell’anno scolastico. Sono stati predisposti menù speciali per 72 bambini con intolleranze e 57 menù destinati a chi, per motivi etici o religiosi, non consuma il pasto “tradizionale”.
I menù e la rotazione. Se il sole scalda parecchio bersi un bel brodino è davvero dura. Per questo a scuola i menù variano con le stagioni, distinti in estivo e invernale. L’invernale viene proposto da novembre a marzo o aprile, a seconda delle temperature. Poi spazio ai prodotti più leggersi e più facilmente digeribili. Così lunedì i piatti proposti ai giovani commensali saranno ancora quelli del menù estivo. I menù comprendono primo, secondo, contorno, pane, frutta e/o yogurt, sono quattro e ruotano per cui al bambino sarà proposto lo stesso pasto soltanto dopo 4 settimane. La scelta delle pietanze non è a discrezione del gestore, nè delle scuole: a valutare cosa è adatto ai bimbi sono stati dietisti e nutrizionisti. A stilare il menù per i più piccoli del nido è stata una nutrizionista del materno infantile, quello per le altre scuole lo hanno definito, invece, i nutrizionisti dell’Asl.
I menù-tipo per i nostri figli. Per capire, niente funziona meglio dell’esempio. Così è citando qualche menù che si chiariscono le idee. I piccolissimi del nido (classe lattanti) hanno un menù tutto per loro: a chi ha superato l’età dello svezzamento - spiega il Comune - viene preparato fresco, ogni giorno, il brodo di verdura con la pastina delle dimensioni indicate, in un apposito certificato, dal pediatra. Il secondo piatto è vario: carne di manzo, tacchino, pollo o coniglio frullata, platessa o nasello frullato. Stracchino, ricotta, prosciutto cotto, sempre frullato.
I bimbi dopo i 12 mesi già possono concedersi un pasto più sostanzioso: pasta al pomodoro, hamburger di manzo - per citare un menù - carote o zucchine lessate e frutta fresca, oppure passato di verdura con pastina, platessa al forno, verdura di stagione, frutta fresca. Alla scuola di infanzia e alla primaria si mangiano - citiamo pasti del menù estivo - pasta ricotta e zucchine, sformatini di verdura, insalata mista, frutta fresca. Oppure lasagnette al pomodoro, crocchette di baccalà, spinaci e yogurt.
I nutrizionisti hanno definito anche modalità di cottura e preparazione dei piatti e grammatura esatta: quanta pasta, quanto sugo, quanto olio.
Per ogni utente sono previsti 50 grammi di pane (calano se ci sono le patate nel menù), 150 grammi al giorno sono di frutta.
Piatti e stoviglie. Il pasto - spiega il Comune - viene servito su piatti di melanina (e non plastica), rigorosamente bianchi per evitare che il colore perda pigmenti. In melanina anche i bicchieri. Le stoviglie sono in acciaio, come tutte le pentole. Il vetro - parola dell’amministrazione - non c’è.
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