Il Tirreno

dopo il funerale dell’associazione parla il presidente

Iardella: così ho provato a salvare la Croce Verde

di Luca Borghini
Iardella: così ho provato a salvare la Croce Verde

CARRARA. L'ex-presidente della Svs Croce Verde, in carica dal dicembre del 2011 fino a pochi mesi fa, il consigliere comunale Marco Iardella, dopo giorni di silenzio spiega qual'era il piano per...

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CARRARA. L'ex-presidente della Svs Croce Verde, in carica dal dicembre del 2011 fino a pochi mesi fa, il consigliere comunale Marco Iardella, dopo giorni di silenzio spiega qual'era il piano per salvare gli 11 posti di lavoro della Onlus e per dare continuità all'associazione di Fossola. Un piano che, se fossimo a parlare di grandi aziende, individuava nella Svs Croce Verde Onlus una "bad company" e nella Croce Verde Italiana, una associazione creata ad hoc, la nuova struttura in cui avrebbero dovuto essere trasferite tutte le attività della Svs e i posti di lavoro.

«Appena insediati abbiamo dovuto fare una ricostruzione extra-contabile per capire come iniziare il risanamento dell'associazione. Poi abbiamo fatto una sorta di piano industriale», racconta Iardella. In contemporanea arrivano due nuove ambulanze donate da privati. A giugno 2012 «l'assemblea dei soci mi incarica di avviare una azione legale civile nei confronti della precedente gestione per fare luce sulla situazione debitoria (tuttora in corso)». A questo punto la Svs è al sicuro? I conti dicono di no. La cassa integrazione è necessaria per mantenere in equilibrio i conti e gestire i debiti con Equitalia che di mese in mese maturano interessi. I debiti sono talmente pesanti che sembra impossibile poterli ripianare. E così che viene fondata la Croce Verde Servizi srl con il compito di gestire la parte "commerciale" della Svs cioè i funerali con un patto che spiega Iardella: «La srl non divide gli utili ma li gira al 70% alla Svs e il 30% lo utilizza per investimenti interni». Non solo, sempre secondo quanto racconta Iardella, la società garantisce alla Svs dei servizi "extra": «La società ha dato in comodato d'uso alla Svs i locali della nuova sede, ha pagato parte delle utenze e quando necessario anche il carburante dei mezzi». Quando appare chiaro che la Svs sarebbe stata destinata in un futuro alla chiusura per il peso dei debiti ereditati dalle gestioni precedenti, la gestione Iardella promuove l'apertura di una nuova associazione la Croce Verde Italiana che sarebbe stata come una "good company" in cui far confluire i servizi della Svs e i dipendenti: «Il nostro obiettivo principale è sempre stato salvaguardare i dipendenti e il servizio sanitario per la città». Come "trasferire" le attività da Svs a Croce Verde Italiana? Per fare ciò sarebbero state necessarie le autorizzazioni Anpas.

Ma nell'ottobre 2014 l'accordo sindacale di contratti di solidarietà («stipendi a mille euro», spiega Iardella) proposto dalla gestione Iardella viene rigettato dalle due sigle coinvolte (Cisl e Uil) e Anpas non da l'autorizzazione. Da quel momento si apre un vortice che porterà alla chiusura della Svs. Senza cassa integrazione (sospesa ad agosto 2014), senza l'accordo sindacale con la riduzione degli stipendi, i debiti con Equitalia (circa 1,5 milioni di euro a gennai 2015), i debiti con fornitori e cause aperte. Così il 27 ottobre il consiglio direttivo della gestione Iardella, senza la possibilità di utilizzare la Croce Verde Italiana e con il no dei sindacati rassegna le dimissioni. Il perché lo spiega lui stesso:«Io la macchina giù dal precipizio non la volevo buttare, se l'avessero voluto fare l'avrebbe fatto altri». Oggi? La Croce Verde Servizi Srl resta operativa e la Croce Verde Italiana, proprietaria «di una ambulanza, un fuoristrada, un’automedica e un pulmino», continueranno l'attività. La prima come società funebre e la seconda come associazione di volontariato. Anzi a quest'ultima andrà l'appoggio del Srl e l'idea è di continuare a chiedere ad Anpas l'autorizzazione per svolgere attività sanitaria. Nel frattempo, spiega Iardella, «so che i mezzi della Croce Verde Italiana sono a disposizione della città in comodato d'uso gratuito».

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