Attenzione
«Mazzi capace di intendere e di volere»
Il perito del tribunale conferma la tesi dell’accusa: adesso evitare l’ergastolo per la difesa sarà più difficile
MASSA. Andrea Mazzi è capace di intendere e di volere e lo era anche quando ha ucciso a coltellate Andrea Fruzzetti ed Enrico Baria la notte di Natale del 2013 in piazza Mercurio. Lo ha detto lo psichiatra Leonardo Moretti, lo specialista incaricato dal collegio che dovrà stabilire la condanna per il duplice delitto. Il medico, che è anche psicoterapeuta, è giunto a queste conclusioni dopo aver valutato attentamente l’imputato. Non ha riscontrato una patologia, ma non ha neppure contestato le conclusioni dei periti della difesa: e cioè che Mazzi soffre di un funzionamento borderline scaturito da una profonda instabilità affettiva.
Secondo i manuali di psicologia quella borderline è una personalità che funziona al limite della psicosi pur non giungendo agli estremi delle vere psicosi. Resta da capire se questo basterà agli avvocati Enzo Frediani ed Elena Tongiani per ottenere le attenuanti generiche ed evitare l’ergastolo. Moretti è stato chiaro: «Non esistono episodi tali nella vita di Mazzi per dire che è incapace di intendere e di volere, l’unica cosa che sappiamo è che il padre era preoccupato, anzi allarmato per il suo stato di salute, e voleva mandarlo in terapia. L’unico medico che lo ha visitato però era un generico e il ragazzo dallo psichiatra, nonostante avesse fissato una visita, non c’è mai andato». Il perito ha anche catalogato le intemperanze dell’imputato: giornaliere quelle verbali, settimanali quelle fisiche. Insomma, non è il quadro di uno squilibrato. Quindi la notte di Natale del 2013 ha colpito consapevolmente Fruzzetti e Baria.
Ma non è stato l’unico punto a favore del sostituto procuratore Rossella Soffio perché il presidente del collegio Giovanni Sgambati, dopo una camera di consiglio piuttosto breve, ha deciso di acquisire due documenti: le motivazioni della sentenza di condanna a dieci anni di Adil Amroui (col rito abbreviato) e l’ordinanza di custodia cautelare della faida dei Poggi, quella che ha aperto le porte del carcere ai due fratelli di Andrea, Alessio ed Elisa Mazzi, Andrea Bonucceli, Mattia e Pablo Ricci e Thomas Quadrella. Il magistrato è convinta che soprattutto in alcune intercettazioni ambientali si possono trovare collegamenti con quello che era successo in piazza Mercurio nella notte tra il 24 e 25 dicembre del 2013. In particolare è una discussione tra Elisa e Alessio ad essere sottolineata dalla Soffio. I fratelli fanno riferimento al duplice delitto dicendo di essere pronti a fare ai Ricci quello che Andrea ha fatto a Fruzzetti (Baria è stato colpito perché si è messo in mezzo per salvare l’amico). Gli avvocati Frediani e Tongiani si erano opposti alla acquisizione degli atti, ma Sgambati ha dato ragione al pubblico ministero complicando un po’ quelle che saranno le loro arringhe.
Ormai il processo è in dirittura di arrivo: la fase dibattimentale si è conclusa ieri, sono stati sentiti tutti i testimoni e gli specialisti. Adesso tocca alle parti tirare le somme: a ottobre ci saranno tre udienze per poter chiudere il processo entro fine mese. La requisitoria del sostituto procuratore Soffio è stata fissata per il 2 ottobre, il 12 invece toccherà alle parti civili dire la loro e infine il 23 ottobre la coppia Frediani-Tongiani tenterà di evitare l’ergastolo. Sentenza prevista nello stesso giorno, a meno di un rinvio tecnico per le controrepliche la mattina seguente.
Danilo D’Anna
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