La manifestazione
Volpi: «Sì, scelte forzate»
Il sindaco ammette “progetti poco funzionali” nel Regolamento urbanistico
MASSA. Il sindaco ALessandro Volpi torna in televisione, nella trasmissione Logos di Antenna3, per incontrare i rappresentanti dei comitati cittadini contro il regolamento urbanistico, dopo il burrascoso consiglio comunale della scorsa settimana. In quella sede, gli animi si erano scaldati; il sindaco era stato pesantemente attaccato dai cittadini intervenuti numerosi e i comitati non avevano comunque potuto discutere apertamente, per via del regolamento che impone la sospensione della seduta ogni volta che un esterno al consiglio voglia prendere parola.
Si torna quindi a parlare di regolamento urbanistico in una trasmissione tv locale che potrebbe rimanere agli atti, perché ieri sera il sindaco ha detto cose importanti. Erano presenti i presidenti di quattro comitati: Giuliano Bianchi per Turano, Carlo Ferrari per Castagnola, Maria Rosa Baldini per Quercioli e Francesco Mosti per il comitato della Rocca. Un regolamento forzato. Intanto i comitati hanno cercato di capire come fosse possibile che questo regolamento urbanistico risultasse tanto a loro avviso sballato, come se non fosse stato “disegnato” per il bene dei quartieri e dei loro cittadini. Non c’è, infatti, un solo comitato che non sostenga che “la nuova strada va a morire contro un muro”, “la rotatoria non ha nessuno sbocco”, “la nuova viabilità creerà un imbuto”, “aumenteranno i problemi di traffico anziché diminuire”, “lì il parcheggio non ci starà”, “lì i bus non riusciranno a passare”. Il sindaco ha ammesso che questo R.U aveva talmente poche possibilità di manovra che, forse, è stato un po’ forzato: «I tecnici avevano davanti piantine su cui, dovendo eliminare le grandi opere pubbliche di cui avremmo bisogno, ma che non possiamo realizzare, è stato difficile disegnare nuove strade, nuovi parcheggi o parchi. Quindi suppongo che, dovendo lavorare nello stretto, alla fine siano venuti fuori progetti poco funzionanti nella realtà». Una ammissione non da poco. «Non era possibile creare un regolamento urbanistico con nuova edificazione pari a zero- ha aggiunto il sindaco-; il piano strutturale e la legge non ce lo permettevano». Dunque, era obbligatorio inserire parti di nuova edificazione e la decisione presa dall’amministrazione è stata quella di «individuare opere pubbliche non strategiche che potessero essere realizzate con la perequazione, utilizzando pochi volumi».
Opere non strategiche. I comitati non credevano alle loro orecchie, poi, quando Volpi ha rivelato che «le opere pubbliche pensate in questo R.U non sono strategiche per la città e quindi che sono invece facilmente eliminabili dallo stesso regolamento». È stato chiesto al sindaco se sarà possibile “sfilare” dal regolamento così tanti Aru, o ambiti, come pare la città vorrebbe. «Pronto a stralciare anche la metà degli Aru inseriti in questo regolamento urbanistico- ha risposto Volpi-; garantisco che il R.U non ne avrebbe alcun tipo di danno, né la filosofia del progetto verrà mai a mancare, perché noi abbiamo puntato sul recupero non sulla nuova edificazione».
Nessuno si fida. I comitati però non si fidano: il sindaco lo ribadisce in tutte le salse, ma loro sono scettici. Hanno chiesto pareri a dei tecnici e hanno anche ascoltato gli interventi di alcuni consiglieri di maggioranza che, in questa fase, paiono remare contro Volpi, che non si è tenuto la delega all’urbanistica per caso. Durante l’ultima assemblea a Castagnola, il presidente di commissione urbanistica Luigi Turri, pare abbia confuso molto le idee ai cittadini, sostenendo che le osservazioni dovessero essere accompagnate da almeno 1.500 firme e altri cavilli del genere; girano anche in città fantomatiche cartine con croci rosse sopra le case che andrebbero buttate giù. Il sindaco ha cercato di tranquillizzare: «La casa non verrà giù a nessuno; se i privati non vorranno realizzare l’opera questa non si farà e se anche un solo cittadino si trovasse in difficoltà all’interno di una Aru, siamo pronti a trovare soluzioni alternative».
Poca partecipazione. Alla fine l’ultimo attacco dei comitati: «Dovevate rendere partecipe la popolazione del vostro progetto prima della adozione» . Va da sé, è la replica di Volpi che «non sarebbe stato possibile costruire il Regolamento assieme ai cittadini, perché i tempi sarebbero stati biblici; il metodo corretto è proporre il nostro progetto e modificarlo attraverso le vostre osservazioni».
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