Il dolore
L’hashish “apuano” viene incenerito
Distrutta la droga sequestrata. Ma l’inchiesta sui traffici che collegano a Massa rivela scenari inquietanti
MASSA. Dopo un anno l’hashish spagnolo è finito in discarica a Pisa: quasi cinquecento chili di droga gettati nell’inceneritore e distrutti. I panetti sono stati presi con un maglio d’acciaio e poi con la gru sono stati calati nel fuoco come ha disposto la procura di Frosinone, titolare dell’indagine. Ma solo perché il tir partito da Valencia è stato intercettato ad Anagni, visto che tutto il lavoro lo hanno fatto i carabinieri del nucleo investigativo di Massa. I militari sapevano - grazie a una soffiata prima e alle intercettazioni poi - che l’autoarticolato sarebbe partito dalla Spagna e che doveva raggiungere Roma. Non sapevano però a che ora sarebbe passato da Massa, dato che non avevano la targa. Nonostante questo erano riusciti a intercettare il mezzo. E a sequestrare 456 chilogrammi di hashish che i due romeni che erano a bordo avevano nascosto dentro degli incavi realizzati appositamente nella carrozzeria interna.
I due, arrestati a pochi chilometri dalla capitale, non hanno voluto collaborare con gli inquirenti. Ma nonostante questo è stato ricostruito molto dei traffici dalla penisola iberica all’Italia. Con Massa che assume sempre più un ruolo di crocevia importante per i trafficanti. L’hashish è di provenienza marocchina - lo rivelano i marchi apposti sui panetti e soprattutto lo confermano le analisi eseguite dai laboratori giudiziari - ed è diretto in maggior parte nel sud Italia. Ma la provincia apuana funge da crocevia, da snodo logistico per i traffici. Ed è per questo che la notizia del trasporto eccezionale di hashish l’hanno avuta i carabinieri massesi. È saltata fuori grazie a un’altro filone d’inchiesta. Arresti precedenti e soprattutto intercettazioni ambientali di spacciatori locali che rivelavano una maxi consegna in arrivo.
Il tir era stato fermato all’altezza di Anagni, quando anche i carabinieri pensavano di aver perso l’occasione per bloccare un carico importante. Invece dopo ore di appostamenti nei pressi del casello ecco la segnalazione giusta: un autoarticolato con targa spagnola era effettivamente passato sulla A12, ma lo aveva fatto prima ancora che scattasse il blitz. Una volta individuato il camion gli uomini del nucleo investigativo non hanno più mollato l’obiettivo. Seguendolo anche dall’alto con l’ausilio di un drone. Poi hanno segnato una zona sulla cartina dove si poteva fermare il mezzo senza mettere a rischio l’incolumità degli altri automobilisti. E hanno inventato un posto di blocco con i colleghi della compagnia di Anagni. I militari del frusinate hanno eseguito gli ordini dei massesi alla perfezione: hanno mostrato la paletta all’uomo che era al volante del bestione d’acciaio e lo hanno fatto fermare. Gli hanno chiesto i documenti, estendendo la richiesta anche all’amico che sedeva accanto a lui nell’abitacolo. Entrambi erano di nazionalità romena ed entrambi avevano 45 anni. La coppia non ha battuto ciglio, fino a quando non ha capito che non si trattava di un controllo casuale. I romeni hanno assistito alla scoperta dello stupefacente rassegnati. Non si trattava del primo viaggio del genere, e questo gli inquirenti lo hanno appurato. E Massa ha sempre un ruolo di prim’ordine. Perché? (d.d.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
