Il dolore
Il Candia “vale” 10 milioni
Ritorno alla terra, comparto apuano in crescita. «Ma c’è poca promozione»
MASSA CARRARA. Il vino delle colline del Chianti è per eccellenza il vino più famoso della Toscana, ma anche il più importante dal punto di vista economico con oltre 600 milioni di euro fatturati nel 2014, un' export volato all' 82% e ben 360 milioni di euro di produzione vinicola imbottigliata.
Ma, nel suo piccolo, anche il Vino di Candia sta tornando ad avere un ruolo significativo nell’economia apuana, generando un ricavato di oltre 10 milioni di euro l'anno. Tra i colli apuani, infatti ormai da millenni, si coltiva un vitigno, sia di uva bianca che nera, che da origine a un vino amabile e con gradazione intorno ai 12 gradi. Intorno alle vigne si possono trovare oltre 150 aziende, estese sui 760 ettari di vitigno che si dividono tra le varie frazioni di coltivazione, ai piedi delle Alpi Apuane. Ma, nota negativa dichiarano gli imprenditori e i vertici della Coldiretti, è la mancanza di pubblictà del prodotto e la scarsità di ristoranti che servano a tavola, il vino tipico locale.
«Dalle nostre colline - dichiara Andrea Balloni, titolare dell'azienda Alceste Balloni - si ricavano due qualità di vino bianco, il Vermentino in purezza e il Candia Classico che si ottiene dalla miscelazione del Vermentino con la Malvasia e l' Albarola. Per quanto riguarda il rosso, invece, i vitigni più diffusi sono il Massaretta e Vermentino Nero. Ma oltre alla provincia in pochi ci conoscono, è molto più sponsorizzato il vino dei colli di Luni».
«Lavorare i vigneti è molto faticoso, -sostiene Pierpaolo Della Tommasina, dell'omonima azienda - ma io amo questo mestiere e anche i miei figli vogliono intraprendere questa strada. Con la crisi economica che non finisce mai, puntare sulla produzione di prodotti tipici può aiutare. Bisognerebbe però che l' amministrazione e le associazioni di categoria promuovessero di più i nostri cibi».
La tipicità gastronomica apuana è infatti molto vasta, basti soltanto pensare al lardo di Colonnata, ai testaroli e al miele della Lunigiana, alle torte d'erba (con erbe selvatiche), al pane Marocco di Montignoso e ai prodotti agricoli in generale, ai formaggi e ai salumi. L'agricoltura, da quando anche i classici mestieri non danno più molte possibilità occupazionali, sta riconquistando un ruolo da protagonista nella società, dove anche molti giovani hanno deciso di puntare per crearsi un futuro. Fare l'agricoltore non è più un lavoro di “secondo” livello, ma il nuovo modo di fare l' imprenditore. «Finalmente l'agricoltura è stata rivalorizzata,-afferma Maurizio Fantini, presidente Coldiretti Massa Carrara- , anche perché il territorio toscano in generale, si presta particolarmente a questo tipo di attività. L'agricoltura apuo-lunigianese vale 50 milioni di euro, grazie alle mille aziende agricole attive che contribuiscono con 44 milioni di euro al Pil della provincia. Negli ultimi anni siamo riusciti a creare molte nuove imprese, anche di giovani, che con amore si sono dedicati alla cultura del mangiar sano, coltivando prodotti di prima qualità, sia frutta che verdura, da poter vendere poi nei nostri mercati. Abbiamo realizzato diverse iniziative per promuovere questo settore: Campagna Amica mercato della filiera corta, dove il consumatore può comprare direttamente dal produttore, le fattorie sociali e organizzato gite negli agriturismi e negli allevamenti di animali. Sono convinto però che ancora molto bisogna fare per pubblicizzare i prodotti agricoli».
La cultura del coltivare la terra si sta sempre più diffondendo e la terra apuana ha trovato all'Expo di Milano durantla “Giornata dell'Agricoltura italiana”, promossa da Coldiretti nazionale, uno suo spazio con la delegazione di Massa Carrara che ha preso parte a questa kermesse.
A settembre sono in arrivo, tramite bando, sempre dalla Regione oltre 40 milioni di euro per i giovani tra i 18 e 40, nella sezione Giovani Si “Fare impresa in Agricoltura”, dove sarà possibile ottenere fino a 40 mila euro a fondo perduto per le nuove aziende e 50 mila euro nel caso di attività ricadenti completamente in aree montane. Dedicarsi al lavoro agricolo infatti non è solo un' occupazione, ma un aiuto per tutta la collettività perché si garantisce così la salvaguardia del territorio, dato che un terreno curato e ben tenuto, sarà meno soggetto alle frane e agli smottamenti.
Sara Lavorini
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