Attenzione
Tribunale, le udienze sono tra i calcinacci
La rabbia degli avvocati a San Martino, sede del giudice di pace: lavoriamo in mezzo alla sporcizia e senza alcuna privacy
CARRARA. Gli avvocati del foro di Massa-Carrara sono sul piede di guerra: il tribunale di Carrara, dove si tengono le udienze del Giudice di Pace, versa in condizioni di degrado.
Nell’edificio sono in corso i lavori di riqualificazione per accogliere l’Ufficio marmo e la sede della Polizia Municipale, ma nel frattempo anche gli spazi che ospitano l’attività legale, sono invasi da polvere, sporcizia e residui di cantiere.
«La nostra professione ci impone dignità, probità e decoro, ma è impossibile tenere fede all’ultimo dei tre vincoli in questo tribunale»: lo dicono con le toghe imbrattate di polvere e calcinacci numerosi avvocati, praticamente tutti quelli che dalla ripresa dell’attività giudiziaria, il 1° settembre, hanno messo piede al Tribunale di Carrara.
Dopo l’accorpamento con la procura di Massa, l’edificio di San Martino continua a ospitare le udienze del giudice di Pace: nel frattempo sono iniziati i lavori di adeguamento per trasferire all’interno della struttura l’ufficio Marmo e la sede della Polizia Municipale. L’immobile è di proprietà del Comune di Carrara che ha in cantiere un progetto da 250.000, per riqualificare gli spazi lasciati liberi dai togati: dopo la ristrutturazione, a San Martino arriveranno alcuni uffici del municipio ma le attività del giudice di Pace continueranno comunque a svolgersi in questa sede, tutte concentrate al primo piano – dove si trova l’aula delle udienze - con un ingresso a parte.
Il problema è che da quando il grosso dell’attività giudiziaria è andato a Massa, a fine 2013, le condizioni della struttura sono peggiorate: «Per mesi abbiamo avuto l’ingresso occupato da cumuli e cumuli di scatoloni dai quali forse per l’umidità, si levava un odore veramente insopportabile» racconta uno dei legali.
Rimossi i “faldoni”, sono iniziati i lavori e le cose, se possibile sono peggiorate: la coabitazione tra “muratori” e avvocati è tutt’altro che semplice, ma al di là dei disagi strettamente legati alla presenza dei cantieri, i legali lamentano anche altri problemi.
«Dobbiamo muoverci tra porte divelte, carrelli e secchi, mancano le condizioni di sicurezza» racconta un avvocato, mostrando alcune porte antipanico rimosse dalla loro sede e appoggiate proprio a fianco dell’ingresso in aula. Non solo: la cella dove venivano ospitati i detenuti è stata rimossa e anche gli spazi riservati ai colloqui tra legali e clienti praticamente non esistono più.
L’unico angolo in grado di garantire un minimo di privacy è un corridoietto delimitato dalla classica striscia bianca e rossa dei lavori in corso, e invaso da polvere di calcinaccio.
Dopo la pausa estiva la situazione è precipitata perché -secondo il resoconto dei legali - non sarebbero più stati effettuati interventi di pulizia: «Sarebbe stato sufficiente programmare un intervento prima dell’inizio di settembre, quando il tribunale ha riaperto i battenti e invece stiamo lavorando in mezzo a polvere e sporcizia» ha raccontato un altro legale, mostrando la toga “imbiancata”.
Ieri mattina gli avvocati hanno formalmente segnalato il loro disagio in concomitanza con l’apertura della prima udienza: «Continuiamo a lavorare per senso di responsabilità perché sappiamo che la macchina giudiziaria è già molto appesantita, ma in realtà avevamo pensato di interrompere l’attività in segno di protesta» racconta un’avvocatessa poco prima di entrare in aula con uno slalom “sciistico” tra secchi e carrelli.
«Quando giuriamo da avvocati e ancora con il codice deontologico ci impegniamo a osservare i doveri di dignità probità e decoro, ma qui – conclude un altro togato - è davvero impossibile».
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