Sicurezza
Oltre 7.000 visitatori alla mostra di Canova
Il gran successo dei marmi dell’Ermitage a Palazzo Binelli
CARRARA. C’è ancora tempo fino al 4 ottobre per visitare, a Palazzo Cucchiari, la splendida mostra “Canova e i maestri del marmo. La scuola carrarese all’Ermitage”, curata da Sergej Androsov e Massimo Bertozzi. L’evento, organizzato dalla Fondazione Giorgio Conti, con la collaborazione del Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e del Comune di Carrara, è stato premiato con numeri straordinari.
Dal 13 giugno, giorno dell’inaugurazione, fino al 20 settembre i visitatori sono stati più di 7.000. Il 60% di queste persone proviene da fuori provincia. Tantissimi gli stranieri: americani, olandesi, francesi, tedeschi, spagnoli, russi ed inglesi. Il periodo di maggior frequenza è stato agosto, mese in cui, nonostante il caldo soffocante, sono arrivati anche 250 visitatori in un giorno solo. Per una mostra realizzata interamente con fondi privati e svoltasi in gran parte durante il periodo estivo, con le scuole chiuse (spesso le scolaresche, 50-100 visitatori alla volta, incidono in modo significativo nel conteggio delle presenze in mostre e musei) si tratta di un risultato eccezionale, anche perché Palazzo Cucchiari, sottoposto all’accurato restauro dell’architetto Tiziano Lera, rappresenta una new entry nel circuito culturale italiano.
Tutti i visitatori, inoltre, sono paganti, anche se con tariffe ridotte per giovani, disabili ed anziani. Per il 24, giovedì prossimo, è atteso anche l’arrivo a Palazzo Binelli della prima scolaresca. Si tratta, anche in questo caso, di visitatori non locali: 70 studenti della scuola media “Sacro Cuore” di Milano, accompagnati dai loro docenti.
L’indubbio successo di questa rassegna mostra come la città abbia potenzialità di sviuluppo del turismo “culturale” o comunque legato all’arte finora non sfruttate. Per la Fondazione Conti la riuscita di questo debutto “alla grande” è senz’altro fonte di soddisfazione e in tanti sperano già in una nuova rassegna di grande spessore.
L’esposizione si sviluppa intorno a 16 sculture in marmo, provenienti dall’Ermitage di San Pietroburgo, cui si aggiungono 7 gessi appartenenti all’Accademia di Belle Arti di Carrara ed una copia in marmo conservata all’Istituto d’arte “Felice Palma” di Massa. L’occasione ha consentito il ritorno a Carrara di sculture prestigiose, come l’”Orfeo” di Antonio Canova, la “Psiche svenuta” di Pietro Tenerani, l’”Amore con colombi” di Luigi Bienaimé, “Venere nella conchiglia” di Carlo Finelli e la “Fiducia in Dio”, l’opera più nota di Lorenzo Bartolini, di cui sono esposte ben tre versioni: il marmo proveniente da San Pietroburgo, il gesso dell’Accademia ed una seconda copia marmorea finora sconosciuta, che, eseguita da un artigiano di straordinaria sensibilità, sarebbe arrivata all’Istituto “Palma” a metà degli anni ’30 del secolo scorso. Il pratese Bartolini, nominato professore di scultura alla nostra Accademia nel 1808, si impose come il più valente artista del periodo, dopo Canova.
L’importanza della “Fiducia in Dio” è evidenziata nel catalogo della mostra, curato da Massimo Bertozzi e stampato da Pierfrancesco Pacini. Una prima versione in marmo, terminata nel 1836 e conservata oggi al museo Poldi Pezzoli di Milano, venne commissionata dalla contessa Rosa Trivulzio, in memoria del defunto marito, Giuseppe Poldi Pezzoli. La versione dell’Ermitage, invece, fu iniziata da Bartolini ed ultimata dal suo assistente Pasquale Romanelli dopo la sua morte, avvenuta a Firenze nel 1850. Il calco in gesso, probabilmente, fu donato all’Accademia dalla vedova dell’artista. L’opera di Bartolini rappresenta il confidente abbandono nella fede, coltivato dalla contessa dopo il lutto. Il maestro, già autore di un busto-ritratto della nobildonna, realizzato nel 1828, dette voce a tali sentimenti, fissandoli nelle linee di una giovane figura, seduta con le mani giunte e quietamente appoggiate.
Sia Androsov che Bertozzi scrivono che l’opera ricorda la “Maddalena penitente” (1796) di Canova, il cui calco in gesso, donato all’Accademia da Pietro e Giuseppe Tenerani nel 1868, è anch’esso esposto a Palazzo Cucchiari. Ma per realizzare il suo capolavoro Bartolini studiò a lungo anche il linguaggio degli artisti del Quattrocento fiorentino, cercando tra i modelli del Verrocchio e di Desiderio da Settignano una spontaneità morbida e naturale di gesti ed espressioni.
La mostra è visitabile da martedì a giovedì, dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 22. Venerdì, sabato e domenica la chiusura è posticipata alle 23,30. Lunedì chiuso. Biglietto intero: 10 euro; ridotto: 8 euro. Per info: www.palazzocucchiari.it; www.canovacarrara.it; info@canovacarrara.it; tel. 0585/72355.
David Chiappuella
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